Mercoledì, 4 Agosto 2021
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Le api potrebbero aiutarci a battere il coronavirus: sono capaci di rilevare la malattia con l'olfatto

Non solo i cani, ma anche questi insetti avrebbero la capacità di individuare il contagio secondo uno studio olandese. E la cosa potrebbe essere utile soprattutto nei Paesi poveri

Foto Ansa EPA/ALEXANDER BECHER

Gli scienziati sono alla continua ricerca di nuovi metodi per rilevare il coronavirus, e contribuire così alla battaglia per fermare il diffondersi della malattia. E a quanto pare adesso in soccorso potrebbero arrivare addirittura le api, che sembra siano in gradi con il loro olfatto di individuare i casi di Covid-19. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori dell'Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, grazie a uno studio realizzato con la startup InsectSense e Wageningen Bioveterinary Research (WBVR), che ha comportato il condizionamento di circa 150 api utilizzando il metodo Pavlov.

L'esperimento

Come racconta DutchNews.nl ogni volta che le api venivano esposte al virus, ricevevano acqua zuccherata come ricompensa. Ma come fanno le api a capire che una persona è malata? Il coronavirus provoca un cambiamento metabolico nel corpo che rilascia un certo odore che le api, così come i cani, a quanto pare possono percepire grazie al loro senso dell'olfatto altamente sviluppato. Ripetendo l'azione le api associavano l'acqua zuccherina alla presenza dell'odore del coronavirus e sporgevano la lingua. L'addestramento delle api richiederebbe solo pochi minuti, hanno scoperto gli scienziati, e alle api bastano pochi secondi per identificare l'odore. I campioni per i test sono stati inizialmente prelevati da visoni sani e infetti, risultando in pochissimi falsi negativi e falsi positivi, hanno detto i ricercatori. I test successivi, svolti utilizzando campioni umani, hanno prodotto risultati altrettanto buoni.

Aiutare i paesi poveri

Se il metodo può essere ampliato con successo, le api potrebbero essere addestrate a rilevare il coronavirus in tutto il mondo, sperano gli scienziati, e la cosa potrebbe essere particolarmente importante nei Paesi in via di sviluppo, che hanno meno mezzi economici per sostenere programmi di test su larga scala. InsectSense ha già progettato un prototipo di macchina per addestrare le api e un bisosensore che utilizza le api per diagnosticare la malattia. "Le api non sono sensibili al virus e non entrano in contatto diretto con esso durante le prove", ha detto il professor Wim van der Poel al giornale online olandese, garantendo quindi che non c'è pericolo che gli insetti diventino vettore del contagio. Wageningen e InsectSense stanno anche lavorando alla cosiddetta tecnologia biochip LumiNose, che utilizza i recettori degli odori degli insetti per rilevare il virus. Una volta perfezionati, test non invasivi, precisi ed economici utilizzando questa tecnologia potrebbero essere all'orizzonte. O almeno questa è la speranza degli scienziati.

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