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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Le proteste / Svezia

Il corano bruciato in Svezia scatena la rabbia del mondo islamico (e allontana la Nato)

A Baghdad assaltata l'ambasciata del Paese, condanne dall'Egitto, all'Afghanistan e alla Libia. Il presidente turco Erdogan: "Risponderemo nel modo più forte possibile"

Il corano bruciato in Svezia ha scatenato la rabbia del mondo islamico, con le proteste di diversi Paesi musulmani tra cui la Turchia, e addirittura l'assalto all'ambasciata svedese in Iraq. "Insegneremo all'arrogante popolo occidentale che non è libertà di espressione insultare i valori sacri dei musulmani. Voglio che si sappia che come Turchia non ci piegheremo mai alla politica della provocazione o alla politica della minaccia", ha tuonato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Coloro che hanno commesso queste "provocazioni" e coloro che "le consentono con il pretesto della libertà di espressione e chiudono un occhio davanti a questa malvagità, così come coloro che hanno commesso questo crimine, non raggiungeranno i loro obiettivi", ha aggiunto il leader turco, annunciando che Ankara continuerà a "rispondere nel modo più forte possibile fino a quando le organizzazioni terroristiche e i nemici dell'Islam non saranno combattuti con determinazione".

Nuovo schiaffo della Svezia a Erdogan, autorizzato il rogo del corano

La Turchia, Paese membro della Nato, ancora non ha dato l'assenso alla richiesta della Svezia di aderire all'Alleanza Atlantica, e questo nuovo scontro non farà che complicare le cose. Ieri Salwan Momika, un rifugiato iracheno da alcuni anni ne Paese baltico, prima ha strofinato una fetta di pancetta su una copia del Corano, poi lo ha calpestato e ne ha bruciato alcune pagine davanti alla più grande moschea di Stoccolma durante un raduno autorizzato dalle autorità: era il primo atto di questo tipo autorizzato dalla polizia dopo che i tribunali avevano revocato il divieto per ragioni di sicurezza. Ma la profanazione del libro sacro dell'Islam, anche se è stata il gesto isolato di una sola persona, ha scatenato ancora di più rabbia rabbia nel mondo musulmano perché è avvenuto nel primo giorno di Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio, una delle celebrazioni più importanti del calendario islamico.

Centinaia di persone hanno assaltato la sede dell'ambasciata svedese a Baghdad dopo che il leader sciita iracheno, Moqtada Sadr, ha indetto una "manifestazione della collera". I talebani al potere in Afghanistan hanno definito un "atto atroce" il rogo del Corano in Svezia, accusando il governo di Stoccolma di avere "completo disprezzo per" l'Islam. "Mentre la nazione di un miliardo di persone in tutto il mondo celebra uno dei più grandi rituali dell'Islam, l'Eid_al-Adha, le autorità svedesi continuano a provocarci dando la loro approvazione a una manifestazione di estremisti in cui hanno profanato il Sacro Corano e poi ne hanno bruciato delle copie", ha scritto su Twitter, Khalid al-Mishri, il presidente dell'Alto consiglio di Stato libico.

Il Marocco ha richiamato l'ambasciatore in Svezia per consultazioni e Al-Azhar, il più influente centro teologico e universitario dell'islam sunnita, ha rinnovato "l'appello al boicottaggio dei prodotti svedesi" già lanciato in occasione di un rogo perpetrato a gennaio da un estremista di destra davanti all'ambasciata turca a Stoccolma. Condanne e proteste sono venute dal governo del più popoloso Paese arabo, l'Egitto, ma anche da quelli di Iran, Arabia Saudita, Iraq, Siria, Emirati arabi uniti, Palestina, Afghanistan, Kuwait, oltre che da enti internazionali quali Lega araba, Consiglio di cooperazione del Golfo e Organizzazione della cooperazione islamica. Proteste anche dal movimento libanese Hezbollah.

Anche gli Stati Uniti hanno condannato il gesto ma hanno aggiunto che il rilascio del permesso per la manifestazione sostiene la libertà di espressione e non è un'approvazione dell'azione. Due manifestazioni simili, tenutesi il 6 e il 9 febbraio, in cui dovevano essere bruciate copie del libro sacro dell'Islam, erano state bloccate dalla polizia di Stoccolma, che citava il rischio di turbare l'ordine pubblico. I manifestanti avevano fatto ricorso contro la decisione e un tribunale amministrativo ha dato loro ragione all'inizio di aprile. A metà giugno, la Corte d'appello amministrativa ha confermato la sentenza del tribunale inferiore, affermando che i rischi per la sicurezza avanzati dalla polizia "non avevano un legame sufficientemente chiaro" con i raduni in questione. Per questa ragione la polizia svedese ha preso la sua decisione di autorizzare la manifestazione di ieri. Dopo il rogo, la polizia ha fermato l'autore del gesto accusandolo di agitazione contro un gruppo etnico o nazionale e di violazione del divieto di incendio in vigore a Stoccolma da metà giugno.

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