“Nessun controllo e accordi segreti”, così ‘scompaiono’ 771 mln di aiuti Ue alla Nigeria

Sotto accusa i contributi stanziati per “fermare i flussi”. I fondi ‘straordinari’, assegnati durante la crisi migratoria del 2015, non sono sottoposti ad alcun sistema di verifica tra finalità previste e obiettivi raggiunti

Source: EC - Audiovisual Service

Il provvisorio che diventa definitivo. L’Ue e gli Stati membri sembrano aver abbracciato in pieno uno dei più vecchi vizi della malamministrazione quando si parla di fondi assegnati per lo sviluppo del continente africano con il dichiarato fine di “affrontare le cause dell’immigrazione irregolare”. Così recita la principale finalità del programma Skye, finanziato con 50 milioni dall’Ue (e altri 8 milioni dal solo Governo tedesco) per creare opportunità di occupazione in Nigeria. Il problema, afferma chi ha provato a capire dove vanno a finire questi soldi, è che non c’è alcuna certezza che tale contributo possa influire sul traffico di persone verso l’Europa.  

L'inchiesta giornalistica

“Il programma è nato senza nemmeno considerare che la Nigeria è uno Stato di destinazione dei flussi migratori interni all’Africa”, spiega Maite Vermeulen, che si occupa di politiche sulla migrazione per la testata olandese The Correspondent. Assieme ai giornalisti Giacomo Zandonini, Ajibola Amzat e Reinier Tromp, la Vermeulen ha cercato di tracciare la destinazione di tutti i fondi stanziati dall’Ue e dagli Stati membri nel Paese più popoloso dell’Africa. Il primo risultato visivo è un diagramma di spostamenti di denaro soprannominato “il piatto di spaghetti” per quanto appaia intricato e di difficile lettura. 

Dove vanno i soldi?

“Solo una minima quantità del denaro stanziato via a finanziare organizzazioni o istituzioni nigeriane”, sottolinea Zandonini durante la presentazione dello studio organizzata al Parlamento europeo di Bruxelles dal gruppo dei Verdi. “Ci eravamo dati cinque mesi di tempo”, dice con rifermento all’inchiesta giornalistica pubblicata sulla testata olandese, “ma non è stato possibile finire il lavoro”. 

Le cifre

In totale, Ue e Stati membri hanno speso 771 milioni di euro in contributi alla sola Nigeria. Di questi, rivela l’inchiesta, circa 630 milioni vengono da fondi europei e poco meno di 140 milioni arrivano dai Governi nazionali. Oltre la metà dei soldi finiscono nel rafforzamento dei confini, mentre le politiche di sviluppo, creazione di posti di lavoro, aiuto umanitario e contrasto al traffico di essere umani si dividono circa il 40% di ciò che rimane. Il resto dell’inchiesta snocciola anche gli obiettivi finanziati da ogni programma, dall’aiuto per le carte d’identità digitali al sistema informatico per la polizia locale. 

La credibilità dell'Ue

Secondo Sergio Carrera, professore di politiche migratorie all’Istituto universitario europeo di Firenze, le enormi difficoltà affrontate nel reperire e mettere assieme i dati riguardanti un solo Paese africano rappresenta parte del problema. “È una questione di credibilità dell’Ue in questi Paesi”, spiega Carrera, che poi soprannomina il Fondo fiduciario europeo “fondo sfiduciario” proprio per l’opacità degli stanziamenti, finiti anche a vantaggio della Guardia costiera libica responsabile di abusi e violenze sui migranti. Ricordando i primi approcci agli strumenti finanziari di emergenza messi in piedi dall’Ue per fronteggiare la crisi migratoria, il professore ironizza con amarezza: “Come giurista mi sono chiesto: dov’è la legge?”.

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Le politiche "fantasma"

Tali fondi sono infatti “esterni ai Trattati” e dunque fuori da “ogni tipo di controllo democratico”. Il ricercatore ha anche provato ad accedere ad alcune appendici secretate degli accordi sui quali si regge lo stanziamento di tali fondi. “Quando ho chiesto al Servizio europeo per l'azione esterna di vedere un documento - racconta - inizialmente mi è stato detto che non esisteva e, solo dopo aver insistito, hanno ammesso l’esistenza dell’appendice a un accordo, ma mi hanno negato l’accesso per ragioni di relazioni internazionali tra Europa e il Paese coinvolto”. Si tratta, conclude Carrera, “di politiche fantasma” prive di “alcun sistema di controlli che vada a verificare l’effettivo funzionamento dei progetti”.

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