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Sabato, 20 Aprile 2024
Lo scontro

Ora l'Ungheria rischia di perdere anche i fondi del Pnrr

Oltre dieci miliardi congelati dopo il veto di Budapest sugli aiuti a Kiev e sulla tassazione globale. Ora la presidenza Ue lega il destino del Pnrr ungherese a quello degli altri dossier

Ungheria contro tutti. Il governo di Budapest ieri è stato l'unico al tavolo Ue che non ha sostenuto il pacchetto da 18 miliardi di prestiti agevolati all'Ucraina per far fronte alle emergenze legate alla guerra. Il veto ungherese ha bloccato, come in passato, anche la direttiva sulla tassazione minima sulle società. Il doppio 'no' del premier magiaro Viktor Orban è motivato - anche se non ufficialmente - dalla volontà ungherese di fare pressione su Bruxelles per ottenere lo sblocco dei fondi Ue.

Oltre 10 miliardi congelati

La Commissione ha infatti proposto il congelamento di fino a 7,5 miliardi di euro di fondi Ue all'Ungheria per le continue violazioni dello Stato di diritto da parte di Budapest. A questi vanno sommati i 5,8 miliardi di sussidi del Pnrr ungherese. Su questi ultimi finanziamenti è arrivato il via libera della Commissione ma, finché non c'è l'ok finale del Consiglio Ue, il Recovery plan ungherese resta senza budget. E se la conferma del Consiglio non arriverà entro l'anno, Budapest perderà il 70% dei fondi, come previsto dal regolamento sul Recovery fund. 

Il ricatto di Orban

Il sì al Pnrr ungherese era atteso ieri al Consiglio Ecofin. Ma nell'agenda dei ministri dell'Economia c'erano anche il pacchetto di aiuti a Kiev e la direttiva sulla tassazione societaria minima, che dovrebbe applicare in Europa l'accordo internazionale raggiunto in sede Ocse sull'imposizione per le multinazionali. Budapest ha messo il veto su quest'ultimo dossier oltre sei mesi fa, secondo gli osservatori per avere una maggiore leva negoziale su altre partite. Sugli aiuti all'Ucraina il veto ungherese è più recente ma ispirato alle stesse motivazioni: sbloccare i fondi per Budapest e ammorbidire la posizione Ue sul rispetto dello Stato di diritto. Ma al ricatto di Orban l'Ue ha risposto con un contro-ricatto. 

La risposta Ue

Dopo la fumata nera al Consiglio Ecofin dovuta ai veti ungheresi, la presidenza ceca dell'Ue ha però fatto sapere che considera "il nuovo sostegno finanziario all'Ucraina, il Pnrr ungherese e la direttiva per la tassazione minima come un pacchetto unico". In altre parole, finché l'Ungheria non approverà gli altri due dossier, il governo di Orban non riceverà il sì decisivo sui fondi di Recovery. Calendario alla mano, l'Ungheria ha meno di quattro settimane per convincere gli altri governi Ue ad approvare il suo Pnrr.

Tuttavia, anche l'eventuale approvazione del Piano di ripresa e resilienza presentato da Budapest non darebbe accesso diretto ai 5,8 miliardi di sussidi. La Commissione ha infatti subordinato l'erogazione dei fondi all'applicazione di una serie di riforme sullo Stato di diritto. Un contesto che ha portato alla dura reazione del governo ungherese.

Il governo Meloni decisivo per tagliare i fondi Ue a Orban

L'ira di Budapest

Budapest "considera un pericoloso precedente che il pagamento di fondi Ue all'Ungheria sia legato ad altre questioni del tutto indipendenti", ha tuonato il ministro delle Finanze ungherese, Mihaly Varga. "Sulle questioni di un prestito congiunto dell'Ue per aiutare l'Ucraina e sull'imposta minima globale, la posizione dell'Ungheria è in linea con il suo interesse nazionale", ha sottolineato Varga smentendo l'uso del veto da parte di Budapest per ottenere lo sblocco dei fondi Ue. "Pertanto, ci rifiutiamo di subordinare i fondi Ue al cambiamento della nostra posizione su questi due temi", ha concluso il ministro ungherese anticipando uno scontro dall'esito imprevedibile.

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