Migranti, a Bruxelles è già muro contro muro: nessuna intesa sulla riforma di Dublino

L'Italia sarebbe pronta a bloccare le conclusioni del vertice Ue. Manca l'accordo tra gli Stati membri sulla condivisione dei carichi di migranti. Mentre Tusk rilancia sulle piattaforme di sbarco fuori dall'Europa

Il premier Giuseppe Conte a Bruxelles

Davanti ai parlamentari per le consuete comunicazioni che precedono ogni vertice Ue, il premier Giuseppe Conte si è detto sicuro che la proposta presentata domenica al mini-summit di 16 paesi dell'Unione “farà uscire l'Europa da una gestione emergenziale” dell'immigrazione. Ma ascoltando quanto circola nei corridoi di Bruxelles, le fiducia del presidente del Consiglio non trova riscontri. Anzi: sulla riforma del regolamento di Dublino, nodo centrale della proposta di Conte, tra gli sherpa degli Stati membri non c'è il consenso né una maggioranza in grado di portarla avanti. 

La riforma di Dublino

In altre parole, la condivisione delle responsabilità richiesta a gran voce dall'Italia è lontana dal concretizzarsi in tempi rapidi. In barba alla road map stilata da Commissione e leader Ue quasi tre anni fa, nel pieno della crisi migratoria, quando si convenne di riformare le norme di Dublino sulla gestione dei richiedenti asilo entro il giugno 2018. Ossia entro il vertice di giovedi' e venerdi'. 

Senza accordo, il rischio è che si vada al muro contro muro. E che i toni concilianti di domenica lascino il posto a dichiarazioni di fuoco e di sfida. Del resto, stando a quanto riportano le agenzie stampa citando fonti Ue, il governo Conte non intende indietreggiare dalla sua “linea rossa”, che è quella del principio di responsabilità condivisa per la suddivisione dei migranti: basta lasciare il carico dei richiedenti asilo (e dei migranti) sui paesi di primo approdo come Italia, Grecia e Spagna, e ripartire automaticamente gli arrivi tra i vari Stati Ue. 

La controffensiva di Conte

Senza passi avanti su questo punto, pare che Conte sia pronto a bloccare le conclusioni del vertice europeo. E a mettersi di traverso anche sulla seconda tranche di finanziamenti Ue alla Turchia, 3 miliardi senza i quali Ankara potrebbe riaprire le porte della rotta balcanica dei migranti, tanto delicata per la Germania. 

La delusione di Tajani

Se fin qui si tratta di voci di corridoio, chi ha parlato chiaro è stato il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, che ha espresso “delusione” per il fatto che la riforma del sistema d'asilo non sia stata neanche citata nella lettera d'invito al summit di domani rivolta dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ai leader Ue. In un tweet Tajani sottolinea che "il Parlamento, quale co-legislatore, ha messo sul tavolo una proposta concreta (sulla riforma di Dublino, ndr). Il Consiglio non può più permettersi di continuare a ignorarla”.

La proposta del Parlamento europeo prevede un ricollocamento automatico dei richiedenti asilo, superando il principio del paese di primo ingresso. Più o meno quello che chiede l'Italia (anche se M5s e Lega non hanno appoggiato la proposta a Strasburgo). Ma il presidente del Consiglio Tusk, evidentemente per i contrasti che dicevamo tra gli Stati membri, l'ha ignorata in toto, concentrandosi invece sui punti su cui pare vi sia più consenso, in particolare la creazione di piattaforme di sbarco fuori dai confini dell'Ue. In altre parole, se i governi europei non trovano un accordo su come condividere tra loro la gestione dei migranti, la soluzione di breve termine è bloccare le partenze stringendo accordi con paesi terzi. Poco importa se siano Stati come la Libia in cui il rispetto dei diritti umani dei migranti solleva non poche perplessità a livello internazionale.

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