La Corte di Strasburgo condanna la Russia per la "violazione dei diritti" delle Pussy Riot

La sentenza è relativa all'arresto seguito alla performance nella cattedrale di Mosca nel 2012. "Punizione di una severità eccezionale, negata la loro libertà di espressione"

foto Ansa - EPA/FILIP SINGER

La Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato la Russia per il modo in cui ha trattato le tre attiviste del collettivo Pussy Riot, per la loro performance nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca nel 2012. "La Russia ha violato numerosi diritti delle Pussy Riot, condannando e detenendo le tre", afferma la sentenza che diventerà definitiva tra 3 mesi se le parti non faranno ricorso.

La Corte di Strasburgo ha affermato che la Russia di Vladimir Putin ha violato il diritto alla libertà d'espressione di Mariya Alekhina, Nadezhda Tolokonnikova, e Yekaterina Samutsevich, perché la loro condanna "per aver semplicemente indossato vestiti sgargianti, agitato le braccia e le gambe e aver utilizzato un linguaggio colorito, senza aver tuttavia analizzato il testo della canzone e il contesto della loro performance, è stata di una severità eccezionale". Inoltre i giudici hanno sostenuto che il divieto d'accesso su internet al video che avevano registrato ha costituito una "violazione della loro libertà d'espressione", in quanto i tribunali nazionali non hanno detto “perché la misura era necessaria". Alekhina e Tolokonnikova hanno ricevuto un compenso di 16 mila euro, mentre Samutsevich di 5 mila euro. Le autorità russe dovranno anche pagare le spese legali per un importo di 11.700 euro.

La Cedu ha rilevato che la Russia ha violato quattro articoli della Convenzione europea dei diritti dell'uomo per quanto riguarda il divieto della tortura, il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona, il diritto ad un processo equo ed alla libertà di espressione. Queste violazioni sono relative alle condizioni in cui sono state trasportate dal carcere al tribunale, alle 'misure di sicurezza' adottate in aula, e ai 5 mesi di carcere preventivo che hanno subito in attesa del giudizio.

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