Martedì, 22 Giugno 2021
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Comuni olandesi spiano i cittadini con i social per scoprire falsi poveri ed evitare disordini

Profili falsi per ottenere informazioni e monitorare la popolazione. Protestano i difensori dei diritti civili, ma le amministrazioni locali si giustificano dicendo che questa pratica non è tecnicamente vietata dalla legge del Paese

Un sesto dei Comuni olandesi avrebbe utilizzato profili falsi per monitorare i residenti sui social media e ottenere informazioni sui loro cittadini. L'obiettivo sarebbe quello di individuare eventuali frodi al welfare e identificare in anticipo possibili disordini sociali promossi da proteste e sit-in.

La notizia, rivelata da uno studio di Nhl Stenden University of Applied Sciences e l'Università di Groningen, ha scatenato l'ira degli esperti di privacy e della popolazione, ma molti Comuni si sono difesi dicendo che la legge del Paese permette ai dipendenti pubblici di monitorare i cittadini in questo modo. Nonostante il clamore mediatico, gli amministratori locali non sembrano intenzionati ad abbandonare questa pratica. Un'inchiesta del giornale olandese De Volkrant ha rivelato che se alcuni Comuni, tra cui Uithoorn e Hilversum, hanno per ora sospeso l’uso dei profili fake fino a quando non verrà fatta chiarezza sui regolamenti, almeno altre 9 amministrazioni stanno continuando ad utilizzarli. 

Un portavoce dell'amministrazione di Tilburg ha detto che i profili falsi sono “necessari” per proteggere la privacy delle autorità. Anche Utrecht ha menzionato questioni di sicurezza, soprattutto nelle indagini sulla prostituzione illegale. Inoltre, il Comune di Nijmegen ha affermato che l’uso di alias falsi non è necessariamente contro la legge. Sembra infatti che ci sia molta incertezza e confusione riguardo cosa è permesso e cosa no. Secondo il punto di vista degli esperti di privacy alle amministrazioni pubbliche non è assolutamente permesso l'utilizzo di account social finti  per raccogliere prove su potenziali crimini. "Solo la polizia e i servizi di intelligence hanno questo potere e sotto severe condizioni", ha affermato Bart Custers, professore di legge e data science all’Università di Lieden. Anche Jon Schilder, professore di diritto costituzionale e amministrativo alla Vrije Universiteit, è dello stesso parere e ha definito questa pratica "non trasparente", aggiungendo che solo perché qualcosa è tecnicamente possibile "non significa che sia legittimo farla". 

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