Commissione Ue, l'Italia 'sceglie' Weber. Ma il candidato di Merkel non ha i numeri

Il ministro Moavero svela le carte: il governo Lega-M5s pronto a sostenere il tedesco al posto di Juncker. Ma i socialisti, tra cui il Pd, e i liberali di Macron pensano ad altri nomi

Palazzo Chigi, 10/06/2019 - Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontra il candidato del Ppe alla Presidenza della Commissione europea, Manfred Weber

L'incontro di qualche giorno fa a Roma con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva già fatto capire che sulla scelta del futuro presidente della Commissione Ue, il governo M5s-Lega era in linea con la cancelliera Angela Merkel: il primo nome della lista è il tedesco Manfred Weber, candidato ufficiale del Ppe a sostituire Jean-Claude Juncker. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi a poche giorni dal vertice Ue del 20 e 21 giugno che dovrebbe definire il quadro delle nomine alle cariche principali delle istituzioni europee. Ma il rischio che il summit si chiuda con un nulla di fatto, come già successo all'indomani delle elezioni, è sempre più alto. 

Il primo stallo

Il primo stallo verso la definizione di quelli che a Bruxelles vengono chiamati 'top job' (dall'Esecutivo all'Alto commissariato, passando per Eurocamera, Consiglio e Bce, anche se non sempre considerati nello stesso calderone) è al Parlamento europeo. Qui, non c'è ancora un accordo tra le forze politiche che dovrebbero formare la nuova e (quasi) inedita maggioranza europeista a Strasburgo: popolari, socialisti, liberali e verdi. I gruppi di lavoro creati ad hoc per compattare le forze in campo e definire nomine e agenda legislativa (ai quali è presente un solo italiano, Roberto Gualtieri del Pd) non hanno sciolto le riserve, né superato i veti incrociati. A partire proprio da Weber. 

I socialisti e i liberali (almeno quelli che fanno riferimento al presidente francese Emmanuel Macron) non sembrano intenzionati a sostenere il tedesco alla guida della Commissione. Ma se i primi (insieme ai verdi e agli stessi popolari) continuano a sostenere la necessità che a sostituire Juncker sia uno dei candidati capilista alle elezione europee dei partiti della maggioranza (i cosiddetti spitzenkandidat, tra cui il socialista Frans Tmmermans), dall'altra parte i liberali aprono alla possibilità di nuovi candidati al di fuori di questo recinto. 

Il secondo stallo

Del resto, Macron ha fatto già sapere di non voler sostenere Weber (a differenza dell'Italia e della Germania) e ha avanzato varie ipotesi di compromesso, dall'attuale commissaria alla Concorrenza Margarethe Vestager (anche lei spitzenkandidat) al connazionale Michel Barnier fino alla stessa Merkel (che ha finora respinto le avance). E' anche per via delle mire del capo dell'Eliseo che il vertice Ue di questa settimana potrebbe concludersi senza esiti sulle nomine: qui c'è il secondo stallo, quello rappresentato dai veti incrociati dei singoli Paesi Ue e dei blocchi geografici (il gruppo di Visegrad o quelli degli Stati del Sud, come Spagna e Italia).

L'impressione è che questa fitta e intricata rete di trattative possa continuare a restare tale fino al 2 luglio, giorno in cui il Parlamento europeo dovrà eleggere il suo presidente. Tra i nomi che circolano in queste ore ci sono la verde Ska Keller (tedesca), il liberale Guy Verhofstadt (belga) e lo stesso Weber (qualora venisse 'bruciata' la sua corsa alla Commissione). Dietro questi nomi, c'è chi come Antonio Tajani spera in una riconferma, visto anche il rischio sempre più concreto che l'Italia resti fuori dalle cariche chiave dei prossimi 5 anni.  

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