Edilizia, ultimatum Ue all’Italia: “Due mesi per cambiare valutazioni d’impatto ambientale”

Cittadini non consultati, scarse informazioni sull’accesso alla giustizia e carenze nel sistema anti-conflitti di interesse. Ecco perché Bruxelles ha messo in mora il nostro Paese

La Commissione europea, con una lettera di “costituzione in mora”, ha dato il via a una procedura d'infrazione contro l’Italia. Roma è accusata di aver adottato in maniera carente e imprecisa la normativa Ue sulla valutazione di impatto ambientale (Via). Si tratta della procedura obbligatoria per autorizzare tutti i progetti di costruzione - pubblici e privati - per i quali si prevedono significative conseguenze sull'ambiente, a causa della loro tipologia, dimensioni e collocazione. L'Italia, secondo la Commissione, non ha recepito in modo soddisfacente nel suo ordinamento alcune modifiche alla direttiva Via che, che erano state adottate nell'aprile 2014.

La legislazione carente 

Le carenze contestate riguardano, in particolare, il modo in cui il pubblico viene consultato prima che venga rilasciata l’autorizzazione, le regole che disciplinano le consultazioni transfrontaliere nel caso di progetti italiani che potrebbero interessare altri Stati membri, le informazioni pratiche sull'accesso alla giustizia e i sistemi messi in atto per evitare conflitti di interesse.

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Possibili sviluppi

Nella lettera di costituzione in mora all’Italia, la Commissione ha concesso “due mesi di tempo” per rispondere e correggere la sua legislazione. In caso contrario, l'Esecutivo Ue potrebbe inviare alle autorità italiane un “parere motivato”, che rappresenta l’ultima tappa prima del ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

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