Stile di vita europeo, il commissario Ue ai migranti rischia lo stop del Parlamento

La lettera di Ursula von der Leyen non ha placato le polemiche sulla scelta del nome assegnato al nuovo portafoglio su immigrazione e sicurezza. E adesso anche un pezzo della sua maggioranza potrebbe bocciarla

L'eurodeputato liberale Guy Verhofstadt

Non ha placato le polemiche la lunga lettera aperta con cui la presidente designata della Commissione Ue, Ursula von der Leyen ha difeso la scelta di istituire una vicepresidenza con una doppia delega a immigrazione e sicurezza, ribattezzando il nuovo portafoglio alla 'Protezione dello stile di vita europeo'. Secondo le accuse, l'accostamento dei temi e il titolo dell'incarico, che dovrebbe venire ricoperto dal greco Margaritis Schinas, sembrano strizzare l'occhio a una visione negativa e discriminatoria sui migranti. Che potrà piacere a destra e sovranisti, ma che ha mandato su tutte le furie, oltre alla sinistra e ai verdi, un pezzo importante della stessa maggioranza, dai liberali di Renew Europe ai socialisti. Tanto che un esponente di peso del gruppo RE, Guy Verhofstadt ha minacciato di porre il veto al team di von der Leyen, non votando la fiducia in Parlamento. 

 "Renew Europe fa sul serio: il titolo di Schinas cambi, o sia tolta la competenza migratoria. Altrimenti rischia di mettere in pericolo l'approvazione della Commissione europea", ha scritto Verhofstadt su Twitter. Una posizione sulla quale potrebbero convergere anche alcuni socialisti che, all'indomani della presentazione della nuova Commissione, avevano già manifestato la loro contrarietà alla scelta della presidente designata. Insomma, una parte della stessa maggioranza su cui si regge l'esecutivo von der Leyen (maggioranza che ha già dato prova di una certa fragilità) potrebbe rivoltarsi contro la leader tedesca.

I tempi per ricucire lo strappo interno ci sono, ma sono stretti. I commissari designati da von der Leyen, tra cui anche l'italiano Paolo Gentiloni, dovranno confrontarsi con le commissioni parlamentari dell'Europarlamento dal 30 settembre all'8 ottobre. Durante queste audizioni, i commissari saranno 'vagliati' attraverso una serie di domande e dovranno cercare di convincere la maggioranza dell'Eurocamera. Dopo questa sorta di test, infatti, ogni commissione esprimerà un voto, che, se negativo, potrebbe costringere von der Leyen a cambiare in corsa il candidato (era già successo in passato all'italiano Rocco Buttiglione). L'altra opzione è che la presidente tiri dritto, ma a quel punto il rischio è che l'Eurocamera bocci in toto l'intero esecutivo quando il 21 ottobre la Plenaria di Strasburgo voterà la fiducia. 

A dare man forte ai malumori interni alla maggioranza, del resto, ci sono anche i gruppi della sinistra e dei Verdi, che insieme racimolano costituiscono un blocco di oltre 100 deputati. A non convincere, poi, sono anche i commissari candidati da Ungheria, Polonia, Belgio e Francia. E non è detto che i falchi dell'austerity, ben presenti tra le fila che sostengono sulla carta von der Leyen, non esprimano i loro malumori sulla nomina di Gentiloni al portafoglio agli Affari economici. 

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