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Ihsane Haouach. Foto dal profilo Twitter @IhsaneHaouach

Ihsane Haouach. Foto dal profilo Twitter @IhsaneHaouach

Commissaria alla parità di genere porta il velo. Il premier di centrodestra la difende: “Guardate il suo Cv”

Bufera in Belgio sulla nomina di Ihsane Haouach alla guida dell’Istituto per l’uguaglianza tra donne e uomini. Ma il primo ministro De Croo si schiera della sua parte

Può una donna che porta il velo islamico guidare un’istituzione pubblica nata per garantire l’uguaglianza di genere? Il quesito ha monopolizzato il dibattito politico in Belgio da quando la segretaria di Stato per l’uguaglianza e la diversità, l’ecologista Sarah Schlitz, ha nominato Ihsane Haouach per assumere l'incarico di commissaria governativa presso l'Istituto per l'uguaglianza tra le donne e gli uomini. Quando la foto della neo-commissaria ha iniziato a circolare in Tv e sui giornali, è venuta a galla una caratteristica che ha preso il sopravvento su tutti i suoi meriti e sulla sua preparazione: Haouach porta l’hijab, il velo islamico che copre capelli e orecchie lasciando scoperto il viso. 

La polemica sul velo

“Ha un curriculum di cemento”, ha scandito in Parlamento il primo ministro belga, Alexander De Croo, in risposta alle critiche arrivate dalla destra e dai liberali, stessa famiglia politica di cui fa parte il premier. Tra i primi ad attaccare la nomina di Haouach è stato infatti Georges Louis Bouchez, presidente del Mouvement réformateur, il partito liberale francofono alleato dell’Open Vld, la formazione dei liberali fiamminghi di cui fa parte De Croo. La nomina della donna che porta il velo “è totalmente contraria al principio di neutralità dello Stato”, ha sostenuto Bouchez, dal momento che “il velo liberamente indossato non pone alcuna difficoltà, ma va ricordato che in certe famiglie o in certi Paesi è uno strumento di dominazione contro le donne”. 

La preparazione

“Il punto di vista del Governo - ha risposto De Croo a muso duro - è che questa persona ha le competenze e l'esperienza per svolgere tale funzione”. In effetti, se nessun partito - nemmeno l’opposizione di destra - ha preso di mira il curriculum della nuova commissaria governativa, qualche ragione ci sarà. Laureata alla Solvay Business School, Haouach ha iniziato la sua carriera nel settore energetico. Oltre al francese e all’inglese, parla la lingua darija, ovvero l’arabo marocchino. Nel 2013, è stata tra le co-fondatrici dell’organizzazione no-profit Tyn, Talented Youth Network, nata per sviluppare i giovani talenti nella loro diversità, lavorando sulla fiducia in se stessi e sul coinvolgimento civico. Nel 2015, ha lanciato Bruxelloise & Voilée (Bruxelles e il velo) un movimento che avrà un grande successo sui social, con l'obiettivo di combattere gli stereotipi contro le donne che indossano l’hijab. Nel 2016, ha contribuito a dar vita al centro educativo L’Épicerie, nel cuore di Molenbeek, il quartiere tristemente noto alle cronache di tutto il mondo come luogo di provenienza di diversi terroristi islamici. Alla difficile sfida di portare cultura e istruzione in una delle zone più svantaggiate della capitale belga seguirà ora il primo incarico governativo, che si preannuncia più duro dei precedenti. 

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