Eurocamera conferma stop a commissari di Ungheria e Romania. Orban: "Colpa dei migranti"

Sull'ungherese Laszlo Trocsanyi pesano le ombre dei rapporti con la Russia e alcune azioni compiute da ministro. La rumena Royana Plumb sotto accusa per un prestito sospetto. Ma i governi di Budapest e Bucarest non sembrano intenzionati a fare passi indietro

Dopo la sospensione, arriva la bocciatura definitiva: la commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha posto il veto sulla nomina dei due politici designati da Romania e Ungheria, Royana Plumb e Laszlo Trocsanyi, per far parte della prossima Commissione Ue. Ora i governi di Bucarest e Budapest hanno due strade davanti: o nominano due nuovi candidati o vanno al muro contro muro con l'Eurocamera. Con il rischio che l'intero team della presidente Ursula von der Leyen venga bocciato.

Al momento, i premier Viorica Dancila e Viktor Orban sembrano intenzionati a non fare passi indietro. Il leader ungherese, attraverso il suo portavoce, ha definito il rifiuto una "caccia alle streghe" e incolpato le forze pro-migratorie "internazionaliste", confermando il sostegno al suo ex ministro, Trocsanyi. Sull'ungherese pesa senza dubbio il braccio di ferro con Bruxelles sullo Stato di diritto, di cui Trocsanyi è stato protagonista con le sue riforme sulla giustizia. 

I rapporti con la Russia

Ma la motivazione data dalla commissione Affari giuridici riguarda in realtà le connessioni del candidato di Orban con la Russia e l'ombra del conflitto di interessi che grava sulla sua società di consulenza legale. Per quanto riguarda i rapporti con Mosca, gli eurodeputati contestano la decisione di Trocsanyi di estradere dei cittadini russi, tra cui dei sospetti trafficanti di armi, in Russia, "che sarebbero stati successivamente rilasciati, nonostante una precedente richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti", scrivono in una lettera al presidente del Parlamento, David Sassoli.

Nel 2018, inoltre, lo studio legale di Trocsanyi, all'epoca ancora ministro, ha sottoscritto un contratto per la centrale nucleare di Paks II "nonostante l'esistenza di una clausola sul conflitto di interessi", scrivono ancora i deputati. E chi ha finanziato la centrale? Ancora una volta la Russia. Per l'ex ministro ungherese, queste accuse sono "un concentrato di menzogne, scorciatoie errate e un amalgama tendenzioso". E annuncia il ricorso "alla Corte di giustizia competente".

Il prestito di Plumb

Anche la Romania è pronta a difendere la sua commissaria designata. Su Plumb pesa l'accusa di aver ricevuto un prestito da un soggetto che "opera professionalmente nell'area del turismo": per gli eurodeputati non è chiaro come i soldi sarebbero stati rimborsati "in modo aperto e trasparente". Nei suoi confronti, la premier rumena Dancila ha espresso tuttavia "sostegno incondizionato".

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Ora la palla passa a von der Leyen: sarà lei a dover capire con i governi di Ungheria e Romania come uscire fuori da questa situazione spinosa. Il rischio è che l'intero team di commissari non superi la prova del voto di fiducia del Parlamento europeo, atteso fra due settimane a Strasburgo.

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