Venerdì, 6 Agosto 2021
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In Israele il primo arbitro transgender: "Mi sono sempre sentita una donna"

Il racconto di Sapir Berman: "I giocatori lo avevano già capito e si rivolgevano a me parlando al femminile". Dalla federazione e dai club ha ricevuto il massimo sostegno

Sapir Berman - foto Twitter @Togayther_ES

Ad arbitrare le partite di calcio in Europa ci potrebbe presto essere il primo arbitro transgender della storia. L'israeliana Sapir Berman ha fatto coming out rivelando di essere ora una donna transgender. "Mi sono sempre vista come una donna, fin dalla giovane età ma fino ad ora ho vissuto proiettando un’immagine", ha detto Berman, il cui nome di nascita era Sagi, durante una conferenza stampa in cui ha spiegato di essere uscita allo scoperto “per mostrare chi sono prima di tutto a me stessa, poi anche alla mia famiglia e ai miei amici”. La donna, che ha anche annunciato che ora inizierà tutti i procedimenti legali necessari per la rettificazione del sesso, ha assicurato di aver ricevuto il pieno sostegno della sua famiglia, del sindacato arbitrale locale e dei funzionari di calcio non solo israeliani, ma anche internazionali. Berman continuerà a far rispettare rigorosamente i regolamenti calcistici sul campo, ma ha affermato che ora ha più consapevolezza soprattutto perché “so che ora molte persone stanno iniziando a vedermi come una figura pioniera in questo mondo, ma spero la società accetti tutti in tutti i settori tutti i generi".

Il suo dilemma interiore

“Nella mia famiglia mi vedevano come un uomo, ma quando ero sola mi sentivo una donna ed ero invidiosa del lato femminile ", ha detto Berman spiegando il dilemma interiore che l'ha accompagnata per molti anni, “pensavo che la società non mi avrebbe accettato, ma poi ho deciso di uscire allo scoperto e la mia storia è a lieto fine perché ho ottenuto un sostegno molto ampio”. Ha raccontato che fan e giocatori se ne erano già accorti e che già si “rivolgevano a me con la forma femminile delle parole ebraiche”, un cambiamento che Berman ha scelto di vedere come un segno di rispetto per la sua decisione di transizione. Come riporta El País, la donna ha riconosciuto che ci ha impiegato molto per prendere questa decisione, soprattutto perché il calcio è un ambiente professionale molto maschile e maschilista. Ma poi è giunta alla conclusione che non poteva più aspettare e ha affermato: “Non potevo più nascondermi, quindi cambierò”. Berman ha però spiegato che non è sempre stato tutto rose e fiori perché in dieci anni di carriera ha ricevuto molti insulti a volte molto denigratori e sessisti che ha commentato dicendo “passano da un orecchio e escono dall’altro”. Tra l’altro Israele è una delle nazioni che più riconosce la comunità Lgbtqi, ma mentre i diritti degli omosessuali sono stati tradotti in leggi, per i transessuali esiste ancora un grande vuoto giuridico. Nonostante ci siano molti funzionari pubblici dichiaratamente gay, ancora non è stata eletta nessuna persona transgender a cariche pubbliche.

La situazione dei transgender nel mondo

Come ricorda l'Ap, la decisione di Berman di fare coming out arriva in un momento in cui le persone gay e transgender stanno ottenendo visibilità e accettazione in alcune parti del mondo, anche nel mondo dello sport. L’esempio più famoso è quello della transgender Caitlyn Jenner, ex nuotatrice olimpica e personaggio del reality show sulla famiglia Kardashan. Jenner si è unita a un elenco di candidati per le prossime elezioni governative della California, per promuovere l’uguaglianza dei transgender. Anche l’ex arbitro di calcio Nick Clark nel 2018 ha fatto coming out dicendo di sentirsi una donna e cambiando il suo nome in Lucy. Clark ha affermato che anche per lei non è stato tutto “rose e fiori perché di tanto in tano gli insulti arrivano”, ma tirando le somme ha dichiarato che il suo uscire allo scoperto “è stata un’esperienza positiva”. Tuttavia, le notizie sul mondo dei transgender non sono tutte positive, alcune sono addirittura preoccupanti, soprattutto sul fronte legale. Per esempio, negli Usa, cinque stati hanno approvato leggi o messo in vigore altre politiche che limitano la possibilità dei giovani transgender di praticare sport o ricevere determinate cure mediche. C'è stata una protesta da parte dei sostenitori dei diritti dei transgender, ma poco in termini di ripercussioni tangibili per quegli Stati.

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