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Sabato, 13 Aprile 2024
Il caso / Russia

"Così la Russia ha ottenuto munizioni da Usa e Europa"

Secondo un'inchiesta di Politico, centinaia di migliaia di proiettili prodotti da industrie occidentali sono finiti in mano russa. Sulla carta, per il settore della caccia

L'enorme quantità di munizioni di cui continua a godere l'esercito russo è una delle principali preoccupazioni dell'Ucraina. Kiev ha chiesto e ottenuto dall'Europa un maggiore impegno per la fornitura di questo materiale militare così importante per le sorti della guerra. Ma mentre Bruxelles e i governi Ue hanno stanziato 1 miliardo di euro per aumentare la produzione e triplicare le scorte per l'esercito ucraino, un'inchiesta giornalistica getta un'ombra pesante sui rischi del mercato delle munizioni. Secondo quanto scoperto dal quotidiano Politico, infatti, la Russia continuerebbe a ricevere proiettili ad alta precisione da fornitori occidentali.

Cartucce per la caccia

A far scattare l'inchiesta è stato un video pubblicato il 16 maggio scorso su Telegram che mostra un cecchino del gruppo di mercenari russi Wagner tessere le lodi del suo Orsis T-5000. L'arma è fabbricata in Russia dalla società Promtekhnologiya. Ma le munizioni sono "calibro .338 di fabbricazione occidentale", dice il cecchino nel video. Se fosse vero quello che sostiene, com'è stato possibile far arrivare questi proiettili nelle mani delle temibili truppe di mercenari? "I documenti ottenuti da Politico indicano che Promtekhnologiya e un'altra azienda russa chiamata Tetis hanno acquisito centinaia di migliaia di proiettili fabbricati da Hornady, una società statunitense", scrive il quotidiano.

Promtekhnologiya fa parte delle aziende russe sanzionate dall'Occidente, il che vuol dire che non può fare affari con società Usa o europee. Ma stando ai documenti ottenuti da Politico, tra cui una "dichiarazione di conformità" depositata presso un registro del governo russo e datata 12 agosto 2022, ossia mesi dopo l'inizio del conflitto, Promtekhnologiya avrebbe dichiarato di aver pianificato di procurarsi un lotto di 102.200 proiettili di piombo Hornady per l'assemblaggio di "cartucce da caccia". Si tratta dei proiettili .338 di cui parla il cecchino di Wagner nel video su Telegram. Il sospetto è che, registrando la fornitura come un'acquisto di materiale per appassionati di caccia, la società russa sia riuscita ad aggirare le sanzioni occidentali.

Come aggirare le sanzioni

I responsabili di Hornady giurano di aver interrotto le loro forniture a Mosca il giorno stesso dell'inizio della guerra: "Categoricamente non esportiamo nulla in Russia e non abbiamo un permesso di esportazione per la Russia dal 2014", ha risposto a Politico l'amministratore delegato della società Usa a gestione famigliare, Steve Hornady. "Non supportiamo alcuna vendita del nostro prodotto a nessun figlio di puttana russo e se riusciamo a scoprire come acquistano, se effettivamente lo fanno, prenderemo tutte le misure disponibili per fermarlo", ha aggiunto. 

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In effetti, il nodo del problema potrebbe essere questo: la Russia ha trovato dei modi per rifornirsi di munizioni delle fabbriche occidentali usando degli intermediari che aggirano le sanzioni. La necessità di fare affidamento sui proiettili fabbricati in Usa o in Europa è legata a due ragioni: se la Russia "può produrre buone armi leggere, come il fucile Orsis", spiega Politico,  tuttavia "non ha la capacità di sfornare la quantità di munizioni necessaria a un esercito che combatte una guerra su un fronte che si estende per centinaia di chilometri". Inoltre, la qualità dei prodotti occidentali è decisamente maggiore rispetto a quella delle munizioni russe, garantendo una precisione che può essere fondamentale per l'esito delle battaglie.

Il ruolo dell'Europa

L'inchiesta di Politico ha svelato che altre munizioni statunitensi, quella dalla Rcbs, sono disponibili sul mercato russo. E ha trovato che sempre la Promtekhnologiya si sarebbe rifornita di proiettili .338 attraverso una società slovena, la Valerian, fondata proprio alla vigilia della guerra in Ucraina con un capitale di partenza di 7.500 euro: nonostante le piccole dimensioni, la Valerian avrebbe fornito 460.000 unità descritte come "cartucce da caccia Orsis" alla società russa. Come? Non avendo il permesso di esportare in Russia, la Valerian ha ottenuto di poter commerciare con il Kirghizistan, ex repubblica sovietica rimasta in ottimi rapporti con Mosca. Politico ha, nel corso della sua ricerca, trovato anche dichiarazioni di diverse altre aziende russe per munizioni prodotte in Germania, Finlandia e Turchia.

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