Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Per l'Onu "politiche Ue inadeguate a combattere la povertà e la Brexit peggiorerà le cose"

Il rapporto indica il problema della concorrenza tra Bruxelles e Londra: “Sarà difficile ammorbidirla”. E anche il Recovery tralascia “i bisogni sociali”. Tutto a danno delle categorie più deboli

Foto Ansa, Massimo Percossi

Le istituzioni europee hanno tante “buone intenzioni” nella lotta alla povertà, ma non sono adatte allo scopo. Se ciò non bastasse, la Brexit rischia di aggravare il problema. A dirlo è il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e sui diritti umani, Olivier De Schutter, che ha appena terminato un'indagine di due mesi durante i quali ha anche incontrato gli alti funzionari Ue impiegati nel contrasto alle diseguaglianze. Le conclusioni dell’esperto dell’Onu sono una doccia fredda per Bruxelles: il “quadro costituzionale” dell’Unione, secondo De Schutter, sta portando a una corsa al ribasso per quanto riguarda l'imposta sulle società, il reddito dei lavoratori e i livelli salariali. Tradotto, si sta tornando indietro. E la mancanza di armonizzazione tra i Paesi membri in questi ambiti, assieme alle regole del Patto di stabilità e crescita del 1997, sono i principali ostacoli al progresso verso una società più giusta.

I rischi del post-Brexit

Come racconta il Guardian secondo De Schutter, la competizione a tagliare le tasse e i salari, nel momento in cui gli Stati membri cercano di attirare gli investimenti, rischia di essere ulteriormente alimentata dalla Brexit, perché il Regno Unito cercherà di trovare un vantaggio competitivo sui 27 Stati membri dell'Ue. "Sfortunatamente, quando i Paesi devono pensare a come riformare la tassazione, guarderanno alle loro spalle la 'Singapore-sul-Tamigi' e si chiederanno se non si stanno sparando ai piedi. Lo stanno già facendo tra di loro, ma almeno c'è una maggiore trasparenza e c'è una qualche forma di pressione all'interno dell'Ue", ha affermato. "Ma questo è qualcosa in cui il Regno Unito non sarà più coinvolto. Quindi, mancheranno i mezzi di coordinamento per ammorbidire la concorrenza", ha spiegato. "Penso che aumenterà la pressione sugli Stati membri e renderà forse più difficile il raggiungimento degli obiettivi elevati che vorrebbero prefissarsi" nello sviluppo e nella lotta alla povertà.

Le promesse non mantenute da Bruxelles

De Schutter ha detto di aver trovato "buone intenzioni" nelle istituzioni di Bruxelles, ma che attualmente l'Ue non ha un obiettivo per ridurre la povertà nei suoi 27 Stati membri. Inoltre, il precedente obiettivo di portare 20 milioni di persone fuori dalla povertà entro il 2020 è stato mancato di  8,7 milioni di persone. Nell’Ue, una persona su cinque, più di 92,4 milioni (pari al 21,1 per cento della popolazione dell'Ue), vive in povertà, cioè con un reddito inferiore al 60% del reddito medio nazionale. Così come sono in povertà 19,4 milioni di bambini (23,1%).

I piani di Recovery scritti senza le parti sociali

La riduzione della povertà non è al centro dell’attenzione neanche per quanto riguarda i fondi del Next Generation Eu, quelli destinati alla ripresa economica dell'Europa dalla crisi del Covid-19. "L'impressione che ho avuto, dopo aver parlato con le squadre in Francia, Italia e Spagna, è che tutti lavorassero" ai piani di ripresa "sotto la pressione del tempo. Devono immaginare molto rapidamente come spendere questi soldi", ha dichiarato. “Così, ad esempio, le consultazioni con le parti sociali sono state ridotte al minimo e molto spesso le persone in povertà non sono state coinvolte", ha spiegato. "Quindi le priorità sono state stabilite sulla base di una valutazione tecnocratica di ciò che deve essere fatto. E sull'effetto inaspettato di questi fondi europei, ma non sulla corretta valutazione dei bisogni sociali", ha proseguito.

"Dimezzare i poveri entro il 2030"

La relazione di De Schutter consiglia che all'Ue di fissare un obiettivo di riduzione della povertà del 50 per cento entro il 2030 e di prendere in considerazione questo obiettivo nel momento in cui la Commissione fa a ciascun Paese le sue raccomandazioni specifiche sulle politiche economiche e sociali (gli obiettivi del semestre europeo). Infine, chiede di escludere gli investimenti nell'istruzione e nella formazione dei bambini dal Patto di stabilità e crescita. "Adesso o mai più possiamo ripensare l'Ue ed evitare questa discrepanza che ancora esiste tra la dimensione economica e l'organizzazione della concorrenza nel mercato interno, e la dimensione sociale, che è emersa solo molto timidamente di recente", ha concluso. 

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