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Sabato, 25 Giugno 2022
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La Cina e la tesi del Covid nato in laboratorio: negati i dati sui primi pazienti per motivi di privacy

Un’agenzia di intelligence americana ha “moderata fiducia” sul fatto che la prima infezione da coronavirus sia frutto di un incidente causato dagli sperimenti condotti a Wuhan

Con tutta probabilità non conosceremo mai con certezza l’origine del Covid-19. Ad ammetterlo è l’intelligence statunitense che, in un rapporto diventato di dominio pubblico negli ultimi giorni, ha messo assieme i pareri delle diverse agenzie al servizio del Pentagono. Una di queste ha però precisato di avere “moderata fiducia” sul fatto che la prima infezione umana da Covid sia stata il risultato di un incidente di laboratorio, forse l’involontaria conseguenza degli sperimenti condotti dall'Istituto di virologia di Wuhan. Una tesi che ha fatto andare su tutte le furie il governo di Pechino.

“Una bugia ripetuta mille volte resta sempre una bugia”, è stata la replica di Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese. Mentre l’attenzione della politica internazionale era rivolta a Roma per il summit del G20, il rappresentante dell’esecutivo cinese ha smentito con forza l’ipotesi dell’incidente di laboratorio e ha puntato il dito contro l’intelligence americana che ha stilato il rapporto, sulla quale peserebbe - a detta di Wenbin - una cattiva reputazione fatta di "tattiche di falsificazione e inganno conosciute in tutto il mondo". “La ricerca delle origini del nuovo coronavirus è un problema serio e complesso - ha concluso il portavoce cinese - che dovrebbe e può essere studiato solo attraverso la cooperazione globale di scienziati”. 

La sbandierata disponibilità di Pechino alla collaborazione scientifica finora non ha trovato riscontri nelle azioni concrete. L’ultima dimostrazione della diffidenza cinese verso la comunità scientifica internazionale risale al mese scorso, quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha invitato la Cina a fornire i dati grezzi sui primi contagi per aiutare le nuove indagini. Da Pechino è arrivato un secco no, motivato dalla difesa della privacy dei pazienti.

La nuova smentita a priori da parte del governo cinese della teoria di una fuga involontaria del virus dai laboratori di Wuhan è arrivata quasi in contemporanea con il raggiungimento del triste traguardo dei 5 milioni di morti causati dal Covid. Il bilancio di meno di due anni di pandemia, scrive l’agenzia Associated Press, “non solo ha devastato i Paesi poveri, ma ha anche umiliato quelli ricchi con sistemi sanitari di prim’ordine”. Gli Usa sono infatti i primi in classifica per numero di decessi da Covid, con oltre 740.000 vittime accertate. Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito e Brasile, che assieme rappresentano circa un ottavo della popolazione globale, hanno registrato quasi la metà delle vittime da coronavirus a livello mondiale. I decessi confermati dalla Cina, che da sola rappresenta il 18 per cento della popolazione mondiale, sono 5.696.

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