Cina contro Strasburgo per la risoluzione sugli uiguri: “Ipocriti con doppia morale”

Pechino furiosa per la risoluzione che condanna la persecuzione della minoranza musulmana: “parlano di cose che non sanno”

Manifestazione contro le persecuzioni degli Uiguri - foto archivio Ansa EPA/BAGUS INDAHONO

Non si è fatta attendere la risposta di Pechino alla risoluzione del Parlamento europeo che ha condannato le persecuzioni delle minoranze musulmane uigura e kazaka perseguitate nella provincia dello Xinjiang e ha chiesto al chiusura di quelli che sono ritenuti campi di rieducazione, anche se ufficialmente sarebbero “centri di formazione” per combattere il terrorismo.

Pechino: "Ipocriti"

La Cina ha definito "ipocrita" l'Assemblea comunitaria per l'approvazione del testo che potrebbe spianare la strada a sanzioni mirate e al congelamento degli asset ai danni dei funzionari cinesi ritenuti coinvolti nelle detenzioni di massa. Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha chiesto a Strasburgo di "abbandonare la doppia morale sul contrasto al terrorismo" e di smettere di interferire negli affari interni del Paese. "Le persone dello Xinjiang e i cinesi hanno maggiore diritto di parlare" sulla situazione nella regione autonoma, "rispetto a chi sta lontano in Europa e non è mai stato nello Xinjiang", ha aggiunto Geng.

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Le accuse alla Cina

Sulla situazione dei diritti umani nello Xinjiang si concentrano le attenzioni internazionali, con accuse di detenzioni di massa e di avere imposto un massiccio stato di sorveglianza nell'area. Circa un milione di persone si ritiene siano detenute in quelli che Pechino definisce "centri di trasformazione vocazionale" ma secondo documenti pubblicati dal New York Times sulla repressione nella regione lo stesso presidente Xi Jinping ha ordinato ai funzionari della regione di mostrare "assolutamente nessuna pietà" contro gli estremisti. Mercoledì scorso, il Parlamento Ue ha consegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero a Jewher Ilham, figlia dell'intellettuale uighuro Ilham Tohti, condannato all'ergastolo da un tribunale cinese nel 2014 su accuse di separatismo.

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