Dal ciclismo alla Luna: l'incredibile storia del belga Gustaaf Deloor

Vincitore dei primi due Giri di Spagna, militare, prigioniero di guerra in un campo nazi, meccanico autodidatta e membro del team che crea i missili che portano Armstrong sulla Luna. Le mille vite di un atleta a cui la II Guerra Mondiale ha cambiato l'esistenza, mandandolo nello spazio

Neil Armstrong sulla Luna. EPA/NASA/HO

Un asso del ciclismo e poi, dopo mille peripezie, anche uno dei motori, più precisamente quelli spaziali. Perché se astronautica e due ruote hanno una relazione non è grazie al cognome Armstrong, di quel Neil che il 21 luglio 1969 tiene milioni di umani attaccati alla televisione per ammirare la prima camminata sulla Luna e di quel Lance che ne tiene altri mentre imperversa per sette anni sulle strade di Francia (per poi scoprire che il suo, di motore, era tutto truccato), ma grazie al belga Gustaaf Deloor. 

Un nome da almanacchi

Il nome non dice nulla, se non agli esperti di almanacchi. E' lui, fiammingo nato il 24 giugno del 1913, in piena I Guerra Mondiale, a De Klinge a imporsi nelle prime due edizioni della Vuelta a España, quelle del 1935 e del 1936. Nella prima grande corsa a tappe della penisola iberica Gustaaf sopravanza nella classifica finale il fratello minore Alfons, un binomio familiare ripetuto solo una volta nel 1950 con i fratelli Emilio e Manuel Rodriguez, ma questa è un'altra storia. 

Quella di Deloor, vincitore anche di 6 tappe alla Vuelta ed una al Tour del 1937, in cui finisce 16esimo, e di altre corse minori, prende una piega completamente diversa con lo scoppio della II Guerra Mondiale. La sua carriera di ciclista professionista, iniziata nel 1932 ad appena 19 anni, si interrompe nel 39, ed inizia quella di soldato, molto più corta. 

Prigionieri dei nazisti

Come racconta il giornalista Juanfran De la Cruz, autore del libro 'Gustaaf Deloor, de la Vuelta a la Luna', Deloor viene inviato alla difesa del forte di Eben-Emael di Maastricht, un punto chiave della difesa di Olanda e Belgio, capitolato sotto l'attacco dei paracadutisti della Wehrmacht nella battaglia omonima del 10 e 11 maggio 1940, un episodio di quella blitzkrieg che porta le armate di Hitler a fagocitare Belgio, Olanda e Francia in poche settimane.

Deloor, fatto prigioniero con altri 1.200 militari belgi, viene mandato al campo di concentramento Stalag II-B in Pomerania, l'attuale Polonia, uno dei peggiori messi in piedi dai nazisti per i prigionieri di guerra. A Deloor non va però poi così male, le vittorie sulle strade spagnole e francesi hanno lasciato il segno: un ufficiale tedesco lo riconosce e lo manda a lavorare in cucina invece che ai lavori forzati. 

Il 'favore' di Hitler

Poi ci si mette di mezzo Hitler con la sua politica di divisione del Belgio e di promozione delle Fiandre sulla Vallonia, la Flamenpolitik che puntava a guadagnarsi (e ci riuscì, in gran parte) i favori dell'allora maggioranza discriminata del paese. I prigionieri di guerra fiamminghi, selezionati sulla base di un esame di lingua, vennero infatti rimandati a casa e tra loro anche Deloor. "Ma al ritorno, trova tutto distrutto e le proprietà prese d'assalto", scrive nel suo libro De la Cruz. Prova a mettere in piedi un negozio di pneumatici, ma non funziona. Nel 1949 emigra negli States.  

Lo sbarco negli Usa...

E qui inizia la seconda parte della sua vita, quella che lo porta alla Luna. Ma non senza difficoltà. All'inizio le suo competenze di meccanico autodidatta gli procurano contratti che durano appena due settimane, parlava poco e male l'inglese e non riusciva a trovare occupazioni stabili. La vita cambia quando riesce a procurarsi una macchina e solcando, questa volta su 4 ruote, la mitica 66, arriva in California. Grazie ad amici belgi entra nella Marquardt Corporation, una società fondata nei primi Quaranta e specializzata nello sviluppo di motori e sistemi di propulsione con clienti non da poco: l'aviazione Usa e la North American Aviation, l'impresa chiamata a fabbricare i moduli del programma Apollo. 

...e quello sulla Luna

La Luna è ormai a portata di mano. "Deloor finì per lavorare nel servizio Rockets", spiega De la Cruz, la divisione che svilupperà per il programma Apollo l'R-4D, il motore di propulsione installato nel modulo di servizio e di quello lunare utilizzati per portare Armstrong sul satellite della Terra. 

"Un buon meccanico? No, Gustaaf era il migliore. E lo divenno passo dopo passo, partendo da zero", così racconta nel libro di De la Cruz la seconda moglie di Deloor, Roza Maria Buys, la perizia del marito. Nello svoluppo del progetto, l'ex ciclista "doveva viaggiare al deserto del Nevada e a Cape Canavera per fare le prove tecniche nelle installazioni della compagnia ed in quelle militari". Deloor partecipa alla produzione di 800 unità di propulsione, di queste 16 vengono utilizzate per arrivare fin sulla Luna. 

Un grande passo per l'umanità

Deloor, appesa la bicicletta al chiodo per i missili, guarda alla TV Armostrong calpestare il suolo lunare mentre è in Belgio, di visita in quell'estate del 1969 al fratello Alfons. Il primo ed il secondo della prima Vuelta a España, che ammirano il primo uomo sulla Luna, con qualcosa in comune. “Gustaaf era emozionato”, ricorda Roza.

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