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L'appello dei pediatri: "Non chiudete le scuole, rischi psicosociali per i bambini"

In Belgio, la task force di esperti creata dal governo mette in guardia sui rischi per la salute mentale degli studenti lasciati a casa: "Ritardi nell'apprendimento e disturbi alimentari dopo lo scorso lockdown. E le classi non sono focolai"

"Il posto dei bambini e degli adolescenti è nella scuola". E' questo il messaggio lanciato dai pediatri belgi al governo, che in questi giorni sta valutando se e come mantenere aperti gli istituti, dagli asili alle superiori. I nuovi contagi di Covid-19 nel Paese, infatti, sono in rapida ascesa, soprattutto a Bruxelles, dove le terapie intensive cominciano a essere al di sopra del livello d'allerta. Le contromisure prese finora hanno riguardato al massimo la chiusura di caffè e bar, ma sembra che gli ultimi dati sui tamponi stiano spingendo la autorità verso azioni più decise. Che potrebbero colpire le scuole.

Gli esperti in merito si dividono: un fronte vede nelle classi dei focolai pericolosi e chiede almeno lezioni a distanza per secondarie e atenei. Un altro fronte invece snocciola le cifre degli ultimi bollettini di Sciensano, l'agenzia belga per la salute, secondo cui solo il 16% degli studenti e professori risultati positivi al Covid-19 ha contratto il virus mentre si trovava a scuola. E' proprio a questo fronte che sembrano aderire i pediatri che fanno parte della task force anti-Covid voluta da Bruxelles. 

Per i pediatri, scrive Le Soir, se il legame tra scuola e aumento dei casi non ha solide basi scientifiche, lo ha invece quello tra chiusura prolungata delle classi e problemi psicosociali dei bambini: “Abbiamo notato che molti giovani socialmente vulnerabili hanno avuto difficoltà a tornare a scuola dopo la chiusura. I medici devono anche far fronte a un marcato aumento dei disturbi mentali come disturbi alimentari, ansia e isolamento social ", ha detto Delphine Jacobs, psichiatra infantile presso la clinica universitaria Saint-Luc.

Uno studio dei ricercatori dell'ateneo di Leuven, condotto lo scorso giugno, ha anche identificato un ritardo scolastico medio di sei mesi tra i bambini delle elementari che sono rimasti a casa durante il lockdown della scorsa primavera. “Le scuole non devono chiudere una seconda volta. Le conseguenze sarebbero particolarmente sfavorevoli per i nostri giovani e per la nostra società. Soprattutto perché non crediamo che questa chiusura ridurrebbe significativamente la trasmissione di Covid ", conclude Dimitri Van der Linden, portavoce della task force pediatrica. Chissà cosa ne pensa il governatore della Campania Vincenzo De Luca.

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