Domenica, 24 Ottobre 2021
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Parigi chiede ai preti di denunciare i pedofili, i vescovi: "Segreto del confessionale è inviolabile"

In Francia una commissione indipendente ha pubblicato un rapporto shock denunciando oltre 200mila abusi sui minori da parte di sacerdoti in 70 anni, e infuria il dibattito su come affrontare futuri casi

Dopo lo scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa cattolica in Francia, il ministro dell'Interno di Parigi, Gérald Darmanin, ha detto che i preti hanno "l'obbligo tassativo" di allertare sui casi di molestie di cui vengono a conoscenza nel confessionale. Ma il presidente della conferenza episcopale francese, l'arcivescovo Eric Moulins-Beaufort, ha risposto affermando che il segreto della confessione "è più forte delle leggi della Repubblica".

Il rapporto shock

Questa settimana è stata presentata un'indagine indipendente commissionata dagli stessi vescovi che ha denunciato che tra il 1950 e il 2020, almeno 216 mila bambini sarebbero stati vittime di molestie da parte di un numero di sacerdoti che va dai 2.900 ai 3.200. Il numero delle vittime, in gran parte bambini dai 10 ai 13 anni, sale però a 330mila se si prendono in considerazione gli abusi perpetrati da funzionari laici come diaconi o insegnanti di catechismo. Papa Francesco ha parlato di “momento della vergogna” per la Chiesa e ha promesso che atti del genere non si ripeteranno più. Ma su come affrontarli in futuro tra il potere laico e quello religioso c'è evidentemente un disaccordo.

Il dibattito sul segreto

"Esiste un segreto professionale per gli avvocati, per i medici e c'è il segreto della confessione, riconosciuto dalla nostra legge per molto tempo. Ma nel caso di crimini che colpiscono i bambini e per evitare la recidiva mi sembrerebbe normale poter togliere la segretezza”, ha detto Darmanin. “Il segreto della confessione, imposto ai sacerdoti dal diritto canonico, non è contrario al diritto penale francese”, ha dichiarato in una nota Moulins-Beaufort, sostendo che la confessione “è anche un momento durante il quale una vittima, per esempio un bambino, può parlare di ciò che ha sofferto, ed essere rassicurata sulla sua innocenza”, e “questo tempo può essere quindi, su incoraggiamento del sacerdote che riceve questa confessione, un primo passo verso la liberazione della parola, al di fuori del sacramento". Insomma secondo il vescovo il prete non può denunciare alla polizia quello che gli viene raccontato, ma potrebbe provare a spingere il bambino a farlo lui stesso.

Due pesi due misure?

La riposta però ha creato comunque polemiche, anche perché pochi mesi fa il presidente Emmanuel Macron ha lanciato una battaglia contro il "separatismo islamico”, e ha fatto approvare una legge "che rafforza i principi della Repubblica", destinata a combattere qualsiasi separatismo religioso, allo scopo di far rispettare sempre le leggi nazionali anche quando sono in contraddizione con la propria fede. "Non possiamo dire alle altre religioni: dovete rispettare le leggi della Repubblica e poi fare un'eccezione" ha commentato Marlène Schiappa, ministra della Cittadinanza. 

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