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Lunedì, 20 Maggio 2024
L'uomo nuovo / Francia

Chi è Gabriel Attal, il nuovo premier francese

Macroniano della prima ora, dichiaratamente omosessuale, è il più giovane primo ministro della Quinta Repubblica

Alla fine il rimpasto di governo a Parigi c'è stato, e anche bello grosso. Fuori Elisabeth Borne, dimissionaria da lunedì, e dentro il giovanissimo ministro dell'Istruzione del suo stesso governo, Gabriel Attal. Il presidente francese, Emmanuel Macron, tenta così di ridare linfa vitale al suo secondo mandato, che negli ultimi mesi è stato particolarmente travagliato.

Un compito che passa anche per le mani di Attal, 34 anni, il premier più giovane nella storia repubblicana, nonché il primo a dichiararsi apertamente omosessuale. È una vera e propria star in ascesa, come sottolinea il quotidiano Politico, ed è un macroniano della prima ora. Nel 2016 Attal ha lasciato il Partito socialista (in cui era entrato dieci anni prima) per sostenere la candidatura all'Eliseo del leader di La République en Marche!, l'allora ministro dell'Economia che prometteva una rivoluzione politica, e nel 2017 è stato eletto all'Assemblea nazionale nel listone presidenziale omonimo, oggi noto come Rénaissance.

Già l'anno successivo, nell'ottobre 2018, Attal entrava nel governo come segretario di Stato con delega ai giovani, diventando il più giovane membro di gabinetto della Quinta Repubblica. Ha occupato poi i ruoli di portavoce del governo (dal luglio 2020 al maggio 2022), quindi ministro del Bilancio e infine, dallo scorso luglio, ministro dell'Istruzione. Ora è il quarto primo ministro della presidenza Macron, e infrange l'ennesimo record diventando il più giovane premier ministre della Repubblica.

Una ventata fresca, insomma, di cui l'inquilino dell'Eliseo ha un disperato bisogno nel momento in cui il suo gradimento personale è sceso al 30% e la destra radicale del Rassemblement National di Marine Le Pen è avanti di circa 10 punti nei sondaggi per le europee del prossimo giugno. Attal, invece, è al centro dell’attenzione mediatica e ha da poco superato l'ex premier Édouard Philippe come politico francese più amato dal pubblico, secondo un sondaggio Ipsos dello scorso dicembre.

Mettendo la nomina di Attal in questo contesto si capisce meglio come il 34enne sia riuscito a "scippare" la carica a pesi massimi come Gérald Darmanin, il ministro degli Interni col pallino dei migranti (e di Giorgia Meloni), o Bruno Le Maire, ministro dell'Economia, o ancora Sébastien Lecornu, ministro della Difesa e fedelissimo di Macron. Il primo, soprattutto, era diventato un nome politicamente troppo ingombrante dopo il mezzo cortocircuito innescato dalla recente riforma sull'immigrazione, che è stata approvata grazie ai voti di madame Le Pen e che ha spaccato la maggioranza di Macron portando alla crisi attuale.

Attal ha aperto al pubblico la sua vita personale già nel 2018, quando è entrato nel gabinetto del governo di Philippe, raccontando la sua giovinezza, facendo coming out in diretta tv (all'epoca aveva una relazione con l’attuale leader di Renew Europe, Stéphane Séjourné) e confessando anche di aver subito atti di bullismo e omofobia durante l'adolescenza.

Durante il suo breve mandato al dicastero dell'Istruzione, Attal ha introdotto il divieto di indossare l'abaya, il velo lungo islamico, nelle scuole (una proposta che ha incontrato il favore della destra parlamentare e che ha diviso la sinistra) e ha innalzato il livello di difficoltà dei test standardizzati (come i nostri Invalsi, per intenderci). Inoltre ha promosso l'introduzione di un nuovo servizio civile per gli adolescenti e si è espresso a favore della sperimentazione di uniformi obbligatorie nelle scuole, un'idea sostenuta dalla premiere dame Brigitte Macron e dal leader dei Républicains di centro-destra, Eric Ciotti.

Gli osservatori definiscono Attal come un camaleonte politico: durante la sua militanza nel Partito socialista aveva già attirato l'attenzione di diverse personalità conservatrici, tra cui l'ex presidente Nicolas Sarkozy, il quale pare gli abbia consigliato di candidarsi alle presidenziali del 2027.

Alcuni avversari politici lo criticano per essere sempre stato un privilegiato, in quanto Attal ha sempre frequentato scuole private. In famiglia ha ricevuto influssi culturali variegati: il padre, Yves, un produttore cinematografico scomparso nel 2015, aveva origini ebree tunisine (e parte della sua famiglia fu deportata durante la Seconda guerra mondiale), mentre la madre ha origini russe ed è cristiano ortodossa.

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