Charlie Hebdo ripubblica le caricature su Maometto. Leader musulmani: "Ignoratele, libertà va garantita"

Nel giorno in cui si apre il processo per gli attentati del gennaio 2015 contro il giornale satirico e il supermercato Hyper Cacher che provocò 17 vittime, la redazione ha deciso di ridare alla stampa le vignette che, molto probabilmente, fecero del periodico francese un bersaglio del terrorismo

La copertina del numero speciale di Charlie Hebdo del 2 settembre 2020

Nel giorno in cui si apre il processo per gli attentati del gennaio 2015 a Parigi, che provocarono 17 vittime, Charlie Hebdo ha deciso di ripubblicare le caricature di Maometto, le stesse che, molto probabilmente, erano state usate dai terroristi per giustificare la scelta di fare del quotidiano satirico il primo bersaglio della scia sanguinosa di attacchi jihadisti che sconvolse quell'anno la Francia e il mondo intero. Nell'assalto alla redazione di Charlie Hebdo morirono 12 membri della redazione, tra cui il disegnatore Cabu, autore della vignetta su Maometto scelta per la copertina del numero speciale dal titolo "Tutto questo per questo".

"Non ci piegheremo mai. Non rinunceremo mai", spiega il direttore della rivista satirica, Riss. "Ci è stato spesso chiesto dal gennaio 2015 di produrre nuove caricature di Maometto e noi ci siamo sempre rifiutati, non che sia vietato, la legge ci autorizza a farlo, ma bisognava avere un buon motivo, una ragione sensata che contribuisse al dibattito", aggiunge una nota della redazione. "Riprodurre nella settimana dell'apertura del processo per gli attentati di gennaio 2015 queste caricature ci è allora sembrato indispensabile". 

I musulmani francesi: "Ignorate le vignette"

Il presidente del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), Mohammed Moussaoui, ha commentato la ripubblicazione delle vignette su Maometto del settimanale satirico Charlie Hebdo, lanciando un appello ad "ignorare" le caricature. Il presidente del Cfcm ha chiesto di "mantenere questo atteggiamento in ogni circostanza". "La libertà di fare caricature è garantita per tutti", ha detto Moussaoui. Il processo "ci deve ricordare le vittime del terrorismo, questo terrorismo che ha assassinato nel gennaio 2015. Deve ricordarci anche le vittime del terrorismo di Tolosa e di Montauban nel 2012 e quelle del novembre 2015 al Bataclan e allo Stade de France", ha detto il presidente del Cfcm.

Il processo

Il processo che prende il via a Parigi riguarda non solo l'assalto a Charlie Hebdo, ma anche le altre vittime che i terroristi provocarono nella loro fuga, tra cui quelle al supermercato Hyper Cacher del 9 gennaio. Gli imputati sono 14, accusati di avere dato sostegno logistico ai fratelli Said et Che'rif Kouachi e a Ame'dy Coulibaly, autori delle stragi nella capitale francese. Il processo durerà diverse settimane; sarebbe dovuto partire prima dell'estate ma è stato rinviato a causa dell'emergenza sanitaria.

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Il processo, scrive l'Agi, sarà filmato integralmente per creare archivi storici, per la prima volta in materia di terrorismo. Fra gli imputati, quelli che affrontano le accuse più pesanti sono Ali Riza Polat e Mohamed Belhoucine, considerati complici dei reati terroristici: rischiano l'ergastolo. Polat, franco-turco 35enne in carcere dal marzo 2015, sarà l'unico a sedere nell'aula del processo: secondo i magistrati, ha partecipato a tutte le fasi della preparazione degli attentati e avrebbe aiutato Coulibaly a procurarsi le armi per gli attacchi all'Hyper Cacher e a Montrouge, ma anche per l'attacco dei fratelli Kouachi a Charlie Hebdo. 

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