“No alla censura dei post pericolosi”, l'appello all'Ue dei giganti del web

La lobby di Facebook e Twitter chiede a Bruxelles di non rendere obbligatoria la rimozione di contenuti 'dannosi'. Tale onere, secondo le piattaforme online, potrebbe limitare la libertà d'espressione degli utenti

La blasfemia è illegale in Italia, Spagna e Polonia, ma non è perseguita in Danimarca e Francia, dove il presidente Emmanuel Macron rivendica addirittura il diritto della satira a prendersi gioco delle religioni. Ma per definire un messaggio ‘dannoso’ o pericoloso bisogna affidarsi ad altri canoni che hanno a che vedere più con la sensibilità personale che con le leggi nazionali. Con questa motivazione l'organizzazione Edima, lobby delle grandi piattaforme del web come Facebook o Twitter, ha chiesto all’Ue di ripensare all’obbligo di rimozione dai social dei contenuti che si ritengono ‘dannosi’ anche se non illegali. Il nuovo onere per le piattaforme potrebbe rientrare nel Digital Services Act, il nuovo piano Ue pensato per regolamentare i servizi online e la responsabilità per i contenuti condivisi dagli utenti.

Come dimostrato dalla blasfemia, mentre la linea di demarcazione tra il lecito e l’illecito è ben definita dai Paesi Ue - si legge in una nota della lobby - quella tra ‘dannoso’ o meno “non terrebbe conto delle sfumature del post” condiviso sui social o sulle piattaforme come YouTube. Di qui il rischio che la nuova normativa Ue possa avere “un impatto negativo sulla libertà di parola e di espressione degli utenti”. L’avvertimento arriva dalla lobby di Bruxelles che rappresenta, tra gli altri, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, TikTok e Google. 

“Affrontare la complessità e la sensibilità dei contenuti ‘dannosi’ nelle 27 giurisdizioni dell’Ue - si legge ancora nella lettera - richiede un dialogo aperto e la condivisione delle informazioni tra le molteplici parti interessate, e in particolare una stretta e forte cooperazione con le autorità nazionali”. Condizioni che, evidentemente, le grandi piattaforme ritengono al momento inesistenti in Europa, dove le regole sulla liceità o illiceità dei contenuti vanno in ordine sparso, figurarsi se le piattaforme si trovano a dover fare distinzioni anche tra il carattere ‘dannoso’ o meno di un contenuto web.

Tra le altre disposizioni che verranno incluse nel nuovo piano Ue sulle piattaforme digitali ci saranno anche delle norme che andranno a limitare il potere dei giganti del web. Secondo la testata inglese Financial Times, i funzionari Ue che lavorano al dossier avrebbero stilato un elenco di venti società alle quali potrebbero essere applicate leggi più rigide, data la loro enorme influenza sul mercato digitale. Una sorta di antitrust 2.0 che si applica ai nuovi monopolisti di settore che (per il momento) non sono definiti tali dalle regole Ue, ma che ricoprono di fatto un ruolo di potere capace di influenzare interi settori. Il pacchetto di misure dovrebbe essere presentato dalla Commissione europea il 2 dicembre.

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