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EPA/OLIVIER HOSLET

EPA/OLIVIER HOSLET

Catalogna, verdetto su estradizione Puigdemont slitta al 14. Indipendentisti calano nei sondaggi

Le consultazioni per eleggere il nuovo governo regionale previste il 21 dicembre, con appelli e ricorsi l'ex governatore potrebbe restare in Belgio fino a gennaio. Crescono i consensi per il fronte costituzionalista

Il verdetto sull'estradizione verso la Spagna di Carles Puigdemont sarà emesso il 14 dicembre. Lo ha comunicato il tribunale federale belga che si dovrà esprimere sul mandato d'arresto europeo emesso da Madrid contro l'ex governatore della Catalogna, che si trova in “esilio” in Belgio dal 30 ottobre, e i cinque ex membri dell'esecutivo regionale catalano che si trovano come lui a Bruxelles. "Riteniamo che i fatti contestati al governo catalano non sono punibili in Belgio e che in caso di estradizione in Catalogna o Spagna ci sarebbe violazione dei diritti fondamentali", ha dichiarato l'avvocato di Puigdemont, Christophe Marchand, al termine dell'udienza.

Il processo

Tutti devono rispondere in Spagna di sedizione e ribellione per aver partecipato al processo di secessione della Catalogna iniziato il 27 ottobre con una proclamazione unilaterale della "Repubblica catalana". I loro avvocati hanno già annunciato che, indipendentemente dalla decisione del 14 dicembre, daranno fondo a tutte le opzioni per farli restare in Belgio, almeno oltre il 21 dicembre, data delle elezioni regionali in Catalogna. Un obiettivo che non dovrebbe essere difficile da raggiungere in quanto con ricorsi e appelli si calcola che la situazione potrebbe restare in stallo almeno fino a metà gennaio.

Rimangono invece in carcere a Madrid il vicepresidente destituito Oriol Junqueras, e gli altri tre membri dell'esecutivo arrestati, Joaquim Forn e dei 'due Jordi' Sanchez e Cuixart, dopo che magistrato del Tribunale supremo spagnolo ha negato loro la rimessa in libertà. "Amici e compagni la vostra perseveranza abbatterà il loro sistema corrotto", ha scritto su Twitter Puigdemont nell'esprimere solidarietà ai “prigionieri politici”.

Catalogna, in testa gli unionisti

La situazione in Catalogna resta complicata e le elezioni del 21 dicembre potrebbero non migliorare le cose. Secondo i sondaggi fatti a poche ore dall'inizio ufficiale della campagna elettorale, in testa ci sarebbero con il 22,5% delle preferenze i liberali di Ciudadanos, favorevoli all'unità di Catalogna e Spagna, ma senza una maggioranza solida cosa che li obbligherebbe a fare alleanze complicate. Al secondo posto ci sarebbe la Esquerra Republicana (Erc, la sinistra repubblicana della Catalogna), la formazione indipendentista di Oriol Junqueras, otterrebbe il 20,8%.

Tuttavia, né l'Erc, né il blocco dei partiti chiamati "costituzionalisti" (sostenitori dell'unità) raggiungerebbero la maggioranza assoluta per formare un governo e sarebbero costretti ad alleanze. Il Partido Demócrata Europeo Catalán (PDeCAT) di Puigdemont scenderebbe al 16,9%, mentre il Cup (il partito di estrema sinistra favorevole alla secessione Candidatura de Unidad Popular), al 6,7, rendendo quindi inutile la loro alleanza con l'Erc. D'altra parte, i socialisti del PSC arriverebbero al 16%, ma il Partito Popolare (PP) di Mariano Rajoy scenderebbe al 5.8%, non sufficienti per formare un governo "costituzionalista". La chiave per "governare" potrebbe quindi essere nelle mani di En Comù Podem, la variante catalana di Podemos, con 8,6%.

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