Catalogna, per l'Ue non è cambiato nulla. Ma Berlino preme su Rajoy: ora dialogo

Dopo la vittoria alle urne, Puigdemont ha lanciato un appello a Bruxelles affinché ascolti le istanze degli indipendentisti. Ma per ora la porta resta chiusa. E gli unionisti avvertono: “La formazione del nuovo governo potrà essere una maratona” 

EPA/JAVIER LIZON

Puigdemont attacca, Rajoy fa una tiepida apertura al dialogo. E la Commissione europea si tiene ben lontana, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, da prendere un'iniziativa politica. Mentre dagli ambienti vicini alla cancelliera Merkel c'è chi invita il premier spagnolo a essere meno “testardo”. Il quadro all'indomani delle elezioni in Catalogna resta per il momento ancora difficile da decifrare. Se da un lato, le forze indipendentiste hanno conquistato il diritto a formare il nuovo governo della Generalitat, dall'altro non è chiaro chi sarà a guidarlo. E soprattutto, se il nuovo esecutivo riprenderà il percorso avviato dall'ex presidente, prima che il governo spagnolo lo destituisse: ossia, l'indipendenza della Catalogna.

Per il momento, Carles Puigdemont, dal suo esilio a Bruxelles, si gode la riconferma elettorale e punzecchia il premier di Madrid, Mariano Rajoy: “Sono pronto a incontrarlo”, ha detto nel corso di una conferenza stampa nella capitale belga, ma "per ovvie ragioni non lo potro' incontrare in Spagna”. Le accuse contro l'ex presidente e gli altri membri del suo vecchio esecutivo sono tutt'ora in piedi. Anzi, la lista dei deputati catalani indagati o in carcere si è allungata, con il rinvio a giudizio per sedizione di altri due politici indipendentisti. 
Puigdemont ha chiesto a Rajoy di fare subito "un gesto di buona volontà" e "ritirare i poliziotti" della Guardia Civil, nonchè "i suoi uomini che prendono decisioni illegittime" all'interno del governo catalano dopo l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione che ha portato alla sospensione dell'autonomia della Catalogna. Rajoy deve "smettere di prendere decisioni a nome della Catalogna occupata". E l'Ue? "Non chiedo alla Commissione europea di cambiare posizione. Sostenere Rajoy è il suo diritto. Chiedo alla Commissione che ci ascolti", ha detto Puigdemont.  

La replica di Rajoy

La replica del premier spagnolo non si è fatta attendere. “Le elezioni richiedono un nuovo inizio della democrazia, è una nuova opportunità – ha detto Rajoy - Sono fiducioso che in Catalogna ci sarà una fase basata sul dialogo, sul confronto e sulla pluralità. Il governo spagnolo è pronto a offrire una nuova opportunità di dialogo realista, aperto nel rispetto della legge”. Un'apertura a metà, visto che gli indipendentisti di JuntsxCat (prima forza del fronte) chiedono che a guidare il nuovo governo sia Puigdemont. Cosa impossibile finché su di lui penderà un mandato d'arresto. Rajoy ha respinto la richiesta dell'ex presidente di vedersi fuori dalla Spagna: “Dovrei sedermi con chi ha vinto le elezioni, che è Ines Arrimadas”, ossia la leader di Ciudadanos, la formazione centrista risultato primo partito al voto. Mentre Puigdemont, dovrebbe “sottomettersi alla giustizia come qualsiasi altro cittadino”. 

Chiaramente, Rajoy sta prendendo tempo. Ciudadanos ha rinunciato a formare il governo, dato che il fronte unionista non ha i numeri, anche se ha sollevato dubbi sull'unità degli indipendentisti: “Ho dubbi sul fatto che troveranno un accordo e invito i nostri elettori alla calma, perché da ora sarà una lunga maratona”, ha detto la leader catalana di Ciudadanos, Ines Arrimadas

Le paure del resto dell'Ue

Se la Commissione europea conferma che la sua posizione “non è cambiata” e, per ora, non risponde all'appello di Puigdemont di ascoltare le istanze catalane, è anche vero che fuori dalla Spagna cresce la paura che la questione catalana possa “contagiare” il resto d'Europa. Tanto che negli ambienti vicini alla cancelliera tedesca Angela Merkel cresce il disagio verso la posizione oltranzista di Rajoy. Basta ascoltare le parole di Elmar Brok, eurodeputato e storico consigliere della cancelliera, che ha chiesto al governo di Madrid di mostrarsi aperto a fare delle concessioni. Brok ha espresso la speranza che il presidente Rajoy conceda maggiori diritti ai catalani. Tuttavia, secondo Brok, il premier spagnolo tende a essere un po' testardo, dato che ha rifiutato una mediazione dell'Ue, ritenendo che si tratti di un affare interno spagnolo.

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Significative anche le parole di un altro eurodeputato tedesco, Jo Leinen, esponente di quel Spd che potrebbe tornare a guidare la Germania insieme alla cancelliera Merkel: “Una seria offerta di riformare la Costituzione spagnola può essere una soluzione - ha detto - Restare testardamente attaccati ai vecchi dogmi non aiuta”. 

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