Catalogna, il ministro belga apre all'asilo politico per Puigdemont. E fa infuriare Spagna, Europa e il suo stesso premier

Chi è Theo Francker, il leader del partito indipendentista fiammingo e titolare del dicastero per l'Immigrazione. Tra il sogno delle Fiandre libere, l'amicizia con un ex collaboratore nazista e le sparata populiste contro rifugiati e migranti

Il presidente della Generalitat e leader dell'indipendenza catalana Carles Puigdemont è stato da poco destituito dal governo spagnolo e rischia di finire in carcere. L'Ue e i suoi paesi membri hanno fatto quadrato a difesa di Madrid. Ma a sollevare un polverone politico non da poco ci ha pensato un ministro belga, tale Theo Francken, che su Twitter ha avanzato l'ipotesi che il suo paese potrebbe concedere “l'asilo politico” a Puigdemont ma non solo: “Tutti i catalani che si sentono politicamente minacciati possono chiedere asilo in Belgio. Questo è totalmente legale", ha detto, prima di essere smentito dal suo stesso premier, Charles Michel.

Ma la sparata di Francken ha una sua motivazione politica ben precisa e va al di là della semplice gaffe istituzionale. Già, perché l'attuale ministro belga dell'Asilo e dell'immigrazione, personaggio oscuro ai più nel Vecchio Continente ma molto conosciuto in patria, potrebbe presto balzare agli onori della cancellerie europee come il leader di un nuovo fronte populista e indipendentista, quello dei fiamminghi belgi. Un ulteriore grattacapo per l'Ue dopo i casi Brexit e Catalogna.

L'Alleanza Neo-Fiamminga

Francken, 39 anni, è infatti uno degli esponenti di spicco della Alleanza Neo-Fiamminga, formazione politica il cui obiettivo è l'indipendenza delle Fiandre dal Belgio nel quadro dell'Unione europea. Un po' come l'alleanza che sostiene Puigdemont, per intenderci. Anche in questo caso, le rivendicazioni sono di natura soprattutto economica: i fiamminghi, più ricchi, non vogliono pagare più tasse per sostenere i valloni, più poveri e costosi sotto il profilo del welfare statale

A questa rivendicazione indipendentista, l'Alleanza Neo-Fiamminga, e lo stesso Francken, hanno associato posizioni populiste e spesso di estrema destra (se non razziste), che hanno suscitato non poche polemiche. In quanto a provocazioni, poi, Francken è un campione. 

L'amicizia con l'x collaboratore nazista

Nel 2014, per esempio, appena nominato ministro, Francken ha pensato bene di presenziare alle festa di compleanno di Bob Maes, noto collaboratore nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Da titolare del dicastero dell'immigrazione, poi, il leader fiammingo non ha mancato di attaccare migranti e rifugiati. Nel gennaio 2016, dopo il caso delle donne molestate a Colonia, fa sapere di voler introdurre dei corsi per educare i rifugiati che si trovano nei centri d'accoglienza a tenere un comportamento corretto nei confronti delle donne, soprattutto con quelle belghe. L'accostamento rifugiato-molestatore solleva un putiferio. 

Le sparate social

Come Trump, è sui social che Francken dà il meglio di sé. Come nel settembre 2016, quando posta un video in cui sembra prendere in giro un copricapo senegalese o come quando, nell'aprile scorso, promuove un sondaggio su Facebook, chiedendo se fosse giusto o meno salvare le minoranze cristiane minacciate in Medio Oriente. 

Lo scorso settembre, poi, evoca su Twitter la necessità di “ripulire” il parco Maximilien di Bruxelles, dove si erano accampati alcuni richiedenti asilo sudanesi privi di assistenza. Non contento, invita a Bruxelles dei funzionari sudanesi al parco per identificare i migranti presenti, “dimenticando” il fatto che si tratti di esponenti del regime da cui quelle persone sono fuggite. In mezzo, una polemica con Medici Senza Frontiere, rei di favorire l'immigrazione clandestina con le loro attività di salvataggio dei migranti in mare.  

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Nuovo fronte indipendentista?

A ogni sparata di Francken ha fatto seguito una replica del “moderato” premier belga Charles Michel. Repliche che, opposizione e società civile, hanno spesso definito troppo morbide. Anche ieri, dopo le parole sulla Catalogna, Michel è intervenuto per smentire il proprio ministro e invitarlo a non gettare "benzina sul fuoco". Peccato che la riserva di benzina di Francken sembra non conoscere fondo. E di questo passo, potrebbe far scoppiare un nuovo incendio nel cuore dell'Europa: quello dell'indipendentismo fiammingo. Che ai più sembra un'ipotesi vaga e lontana. Ma un tempo, lo era anche la Brexit.

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