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Catalogna, il bivio di Puigdemont: presidente in prigione o uomo libero senza poteri?

L'ex numero uno della Generalitat vorrebbe riprendersi il vecchio incarico. Ma per farlo deve tornare in Spagna, dove verrebbe arrestato: “Madrid rispetti i risultati del voto”

Restare a Bruxelles da uomo libero, senza pero' la possibilità di venire nominato presidente della Catalogna? O tornare a casa per finire molto probabilmente in carcere? E' il bivio di Carles Puigdemont, l'ex presidente della Generalitat catalana in esilio in Belgio e che adesso, dopo il voto anticipato che ha premiato la coalizione indipendentista e il suo partito, potrebbe tornare a ricoprire l'incarico. Se non fosse per il mandato d'arresto spiccato dai giudici di Madrid che lo accusano di ribellione, sedizione e malversazione. Tutti reati che Puigdemont, insieme al resto della sua ex giunta, avrebbe commesso a seguito del referendum e della successiva proclamazione di indipendenza della Catalogna dalla Spagna. 

La rielezione (quasi) impossibile 

La giustizia spagnola non sembra intenzionata a ritirare le accuse. "Voglio tornare in Catalogna il prima possibile. Vorrei tornare adesso. Sarebbe una buona notizia per la Spagna", ha detto Puigdemont. Se il leader indipendentista riuscisse a tornare in patria entro il 23 gennaio, potrebbe venire rinominato presidente della Generalitat. Il suo partito, JuntsXCat, ha la maggioranza dei seggi in seno alla coalizione parlamentare che sosterrebbe il nuovo governo. Ma il problema non sono i numeri, bensi' il fatto che una volta messo piede in Spagna, Puigdemont verrebbe arrestato. 

L'ipotesi di una nomina “a distanza”, cioè venire proclamato presidente restando in Belgio, non è possibile per legge. Lo ha chiarito lo stesso avvocato di Puigdemont. Che fare, dunque? "Se non mi verrà consentito di giurare come nuovo presidente, sarebbe una grave anomalia nel sistema democratico spagnolo”, ha attaccato il leader catalano. “Sono il presidente del governo regionale e resterò presidente se lo Stato spagnolo rispetterà i risultati del voto", ha aggiunto. 

Il cul de sac

Per il momento, gli appelli di Puigdemont cadono nel vuoto. Da un punto di vista politico, il premier Mariano Rajoy non sembra intenzionato a tendere una mano verso l'ex presidente catalano. Ma anche se lo facesse, resterebbe intatto il problema con la giustizia spagnola:  un primo ministro non puo' certo sostituirsi alla magistratura e decidere come e quando chiudere un'inchiesta. Almeno non puo' dare questa impressione. Altrimenti, confermerebbe quanto denunciato dagli indipendentisti in questi mesi, ossia che la giustizia spagnola sarebbe “politicizzata”. Insomma, un vero e proprio cul de sac catalano. 

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