Catalogna, cresce il sostegno in Europa a Puigdemont. E il vicepremier belga chiama in causa l'Ue

Non solo i nazionalisti fiamminghi. Anche i Verdi europei ed Elio Di Rupo, presidente del partito socialista ed ex primo ministro del Belgio, attaccano il governo spagnolo. Mentre le procedure per l'eventuale estradizione procedono, ma non termineranno prima di 45 giorni, i sondaggi vedono aumentare i consensi per il fronte indipendentista in Catalogna

Sostenitori di Puigdemont davanti la procura di Bruxeles / EPA/OLIVIER HOSLET

Il primo round della vicenda giudiziaria dell'ex presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, e dei suoi ex quattro ministri si è chiusa con una vittoria parziale degli indipendentisti in terra belga: il giudice del Parquet di Bruxelles, a cui i cinque si erano consegnati nella mattinata di domenica, ha concesso loro la libertà condizionata ritirandogli al contempo i passaporti. Puigdemont e compagni non potranno lasciare il Belgio. Ma del resto, per il momento, non ne hanno nessuna intenzione.

Del resto, gli altri membri del governo catalano rimasti in patria non se la starebbero passando molto bene in carcere, dal momento che i loro avvocati difensori hanno annunciato una denuncia per maltrattamenti. Denuncia che potrà servire anche a Puigdemont, qualora il suo avvocato, nel cercare di convincere i giudici belgi a non concedere l'estradizione, voglia far leva sulle condizioni di detenzione in Spagna. Argomento usato, con successo, per i militanti baschi.

La strategia di Puigdemont

Il procedimento giudiziario, come annunciato, non sarà rapidissimo. E questo sta consentendo al leader catalano di accumulare punti giorno dopo giorno sul fronte internazionale, o meglio europeo. Che è poi l'obiettivo dichiarato da Puigdemont per giustificare la sua fuga a Bruxelles: “L'Ue reagisca, in gioco ci sono i suoi valori”, aveva detto in conferenza stampa. Un appello che per ora, ma non poteva essere altrimenti, la Commissione europea sta ignorando, evitando di prendere una posizione forte e limitandosi a relegare la vicenda a una questione interna spagnola o a una questione di rapporti giuridici tra Madrid e il Belgio.

Verdi, socialisti belgi e nazionalisti fiamminghi contro Rajoy

Ma proprio dal Belgio comincia a crescere il consenso politico intorno a Puigdemont. Il vicepremier e ministro dell'Interno belga, Jan Jambon, esponente del partito fiammingo separatista N-Va, ha chiesto alla comunità internazionale di controllare la Spagna per assicurare che Puigdemont riceva un trattamento legale corretto da Madrid: "Mi sto chiedendo come uno Stato membro dell'Uepossa essere andato così oltre e mi chiedo se l'Europa abbia un'opinione a tale riguardo. Questo sta accadendo in uno Stato europeo in un silenzio assordante. Mi chiedo cosa stia aspettando l'Europa. Se la stessa cosa fosse successa in Polonia e Ungheria penso che ci sarebbe stata una reazione".

Che un nazionalista fiammingo appoggi la causa catalana non è una novità. Ma che lo faccia con tale forza un vicepremier è un segnale. Tanto più se nelle stesse ora arriva anche un ex premier belga,nonché attuale presidente del Partito socialista, Elio Di Rupo, a puntare il dito contro un eventuale arresto di Puigdemont: “Sarebbe scioccante se la giustizia belga decidesse di incarcerarlo. Sono contrario alla politica di Puigdemont ma ritroviamo un po' di dignità. Combattiamo l'indipendentismo, ma restiamo democratici. Puigdemont ha abusato della sua posizione, ma Rajoy si è comportato da franchista autoritario”. 

Le parole di Di Rupo, oggi presidente del Partito socialista belga, non sono isolate. E fanno il pari con quelle del gruppo parlamentare europeo dei Verdi, che si è schierata contro gli arresti decisi dalla magistratura spagnola.

I tempi della giustizia

Insomma, più passano i giorni e più la strategia di Puigdemont sembra funzionare, visti anche alcuni sondaggi che danno il fronte indipendentista in crescita in vista delle elezioni anticipate di dicembre in Catalogna.

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Se il tempo aiuta, lo fa anche di più la legge belga, dato che Puigdemont avrà la possibilità di opporsi a carcere ed estradizione a più livelli, posticipando la decisione finale per almeno 45 giorni.  Magari riuscendo nel frattempo ad aumentare il consenso intorno alla sua battaglia. E non solo in Catalogna.

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