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Martedì, 30 Novembre 2021
Paesi Bassi

L'Olanda è un caso: ospedali pieni come un anno fa (quando non c'era il vaccino)

I dati epidemiologici sono pressoché indentici a quelli del novembre del 2020. Con la differenza che la curva dei ricoveri adesso tende a salire

In un anno, la situazione epidemiologica non è cambiata. Anzi, per alcuni aspetti è persino peggiorata. Perché se dopo le prime due settimane di novembre 2020 le autorità sanitarie avevano registrato 6mila positivi al Covid-19, esattamente 12 mesi dopo i nuovi contagi hanno superato quota 19mila. Ma quello che più preoccupa è la situazione negli ospedali: l'ultimo dato parla di 1.863 pazienti Covid ricoverati, di cui 380 in terapia intensiva. Un anno fa erano circa 1.500, di cui 586 in terapia intensiva. Con la differenza che se nel 2020 i ricoveri erano in fase calante, per il momento la curva sembra invece destinata ancora a salire. Eppure, seppur inferiore a Paesi come Italia e Spagna, il tasso di vaccini in Olanda è tra i più alti in Ue, con l'84,4% della popolazione adulta che ha completato la vaccinazione, secondo i dati ufficiali. Come mai, dunque, questa situazione?

L'addio precoce alle restrizioni

Secondo gli esperti, una delle ragioni potrebbe essere stato l'eccessivo allentamento delle misure di precauzione contro il Covid, in particolare la scelta del governo a inizio estate di eliminare quasi tutte le restrizioni. Già dopo poche settimane, il premier Mark Rutte era dovuto tornare sui suoi passi e ripristinara alcune misure, ma di fatto da allora in poi nel Paese vi è stato un sostanziale via libera al ritorno alla vita normale, con l'abbandono da parte della stragrande maggioranza della popolazione di precauzioni minime come l'uso della mascherina nei luoghi affollati al chiuso. Fino alla scorsa settimana, infatti, nei grandi centri commerciali come nei musei bastava esibire il Green pass (introdotto in ritardo rispetto per esempio a Italia e Francia) per poter accedere all'interno senza dover usare la mascherina. E in molti casi, soprattutto nei grandi supermercati, il pass non veniva neppure controllato. 

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Feste a rischio

Non vi sono ancora studi scientifici che possano confermare o smentire le cause delle nuova ondata che sta colpendo l'Olanda. Ma di sicuro, il governo ha capito che per salvare l'imminente periodo di feste, che nel Paese inizia il 6 dicembre con la festa di Sinterklaas (ossia San Nicola, che per i bambini e l'economia annessa è quasi più importante di Babbo Natale), occorre tornare al pugno duro: da qui la decisione di rimettere l'obbligo delle mascherine e, soprattutto, lo stop a pub, ristoranti e discoteche a partire dalle 20. Secondo quanto riportano i media, il governo potrebbe inasprire ulteriormente le misure per i non vaccinati, sul modello di quanto fatto dall'Austria. Stando a uno studio condotto dal Rivm, l'istituto di sanità nazionale, a ottobre il 70% dei ricoverati in terapia intensiva non era vaccinato o aveva ricevuto una sola dose. 

Il nodo terapie intensive

La marcia indietro dell'esecutivo (ancora provvisorio, visto che nonostante il voto risalga al gennaio 2021, i partiti di maggioranza non hanno trovato un'intesa sul nuovo governo) rischia però di arrivare troppo tardi. Ma il vero problema è la resistenza della popolazione alla restrizioni: gli obblighi non vengono rispettati da una larga fetta dei cittadini e delle imprese. A Breda, all'indomani dello stop alle attività dopo le 20 di sera, la gran parte dei locali è rimasta aperta in segno di protesta. Nel frattempo, le terapie intensive sono sempre più piene e metà degli ospedali del Paese hanno rinviato le operazioni meno urgenti. Anche perché, come annunciato dalle autorità sanitarie, stavolta non ci sarà l'aiuto della Germania per far decongestionare i reparti, come accaduto nell'inverno del 2020, quando diversi ospedali tedeschi accolsero i pazienti Covid dall'Olanda. Una solidarietà che adesso neppure Berlino, alle prese con un rapido aumento dei casi, può permettersi. 

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