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La direttiva a inizio pandemia nelle case di riposo britanniche: "Non provare a rianimare gli anziani"

Le cure sono state fornite ma il numero di tentativi di salvare pazienti in fin di vita è stato bassissimo, secondo un rapporto del regolatore indipendente

All'inizio della pandemia di coronavirus nelle case di cura britanniche è stata inviata una direttiva di “non provare a rianimare” gli anziani in fin di vita per la malattia. Lo ha rivelato un rapporto pubblicato dalla Care Quality Commission (Cqc), il regolatore indipendente di tutti i servizi sanitari e di assistenza sociale in Inghilterra, che ha riscontrato variazioni ritenute preoccupanti nel comportamento di medici e infermiere nel non tentare decisioni di rianimazione cardiopolmonare durante la pandemia. Questo non significa che non sono state fornite le cure, ma solo che non si tentava di fare l'ultimo e più disperato tentativo di tenere in vita una persona. Gli operatori sanitari sottolineano che la rianimazione è sia invasiva che traumatica e che ha solo solo un tasso di successo del 15-20 per cento se eseguita negli ospedali e una percentuale di successo del 5-10 per cento se eseguita al di fuori degli ospedali.

Come spiega il Guardian, che ha riportato la notizia, la migliore pratica consisterebbe però nel chiedere in anticipo il parere del paziente o al momento, in mancanza di una volontà stabilita, discutere la cosa con i suoi parenti. Sebbene siano stati identificati esempi di buone pratiche, alcune persone non sono state adeguatamente coinvolte nelle decisioni o non erano consapevoli che una decisione così importante sulla loro cura era stata presa. È stata individuata una cattiva tenuta dei registri e una mancanza di supervisione e controllo delle decisioni prese.

Eleanor Sturge ha perso il marito di 62 anni, che era in una casa di cura a causa di un ictus, a causa del Covid-19 lo scorso marzo. La donna è stata informata con una lettera del medico della decisione di non tentare nemmeno la rianimazione: "Caro [parente residente in casa di cura]", c'era scritto nel testo che spiegava che dopo aver esaminato le note mediche e utilizzando un algoritmo informatico "mi rendo conto che c'è meno dell'un per cento di possibilità di successo della rianimazione. Per questo motivo ho firmato un ordine di non rianimare nelle loro note infermieristiche". Il rapporto ha identificato: gravi preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani di alcune persone, un significativo aumento delle decisioni di non tentare la rianimazione messi in atto nelle case di cura all'inizio della pandemia, da 16.876 a 26.555

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