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Martedì, 7 Febbraio 2023
La direttiva

Gli italiani che "dovranno" ristrutturare casa entro il 2033

L'Unione europea vuole rendere le abitazioni più efficienti e 'green' per tagliare l'inquinamento e ridurre i consumi energetici. Ecco perché il 'Superbonus 2.0' varrà solo per alcune categorie

Nessun divieto di vendita o affitto. Spetterà agli Stati europei decidere come far rispettare le nuove norme europee sulle prestazioni energetiche delle case. Il testo ancora in discussione ai tavoli Ue (dunque non definitivo) è stato oggetto di allarmi sulla stampa italiana in merito al presunto impatto negativo sul valore delle case e a improbabili obblighi di ristrutturazione a carico dei proprietari. Il primo mito da sfatare è che tutti gli edifici attualmente di classe energetica G saranno colpiti dalle norme Ue.

Cambiano le classi

La proposta della Commissione europea prevede infatti una ridefinizione delle classi energetiche che 'sposterà' nella classe G solo il 15% degli edifici che hanno le prestazioni peggiori su scala nazionale. Una percentuale analoga finirà nella classe successiva e, ai sensi del progetto di normativa, gli edifici residenziali dovrebbero essere ristrutturati per passare dalla classe G almeno a quella F entro il 2030 e dunque dalla F almeno alla E entro il 2033. In totale, secondo le previsioni, gli edifici residenziali che dovranno essere riqualificati in Italia entro il 2033 saranno dai 3,1 ai 3,7 milioni su un totale di 12,2 milioni di immobili per uso abitativo. 

Eccezioni

La proposta di direttiva prevede inoltre una serie di eccezioni. "Gli Stati membri - si legge - possono decidere di non applicare le norme minime di prestazione energetica" e dunque di ristrutturazione "agli edifici ufficialmente protetti in virtù dell'appartenenza a determinate aree o del loro particolare valore architettonico o storico", agli "edifici adibiti a luoghi di culto e allo svolgimento di attività religiose", ai "fabbricati temporanei con un tempo di utilizzo non superiore a due anni, siti industriali, officine ed edifici agricoli non residenziali a basso fabbisogno energetico", agli "edifici residenziali che sono usati meno di quattro mesi all'anno", e ai "fabbricati indipendenti con una superficie utile coperta totale inferiore a 50 quadri".

Insomma, il testo 'salva' i centri storici, le seconde case, i piccoli immobili di campagna e tante altre categorie che gli Stati membri saranno liberi di definire in maniera più o meno restrittiva. In ogni caso, anche per gli edifici da ristrutturare difficilmente i lavori di efficientamento energetico saranno a carico dei soli proprietari. 

Contrasto alla povertà energetica

Più probabile è il ricorso a strumenti di finanziamento pubblico come quelli già introdotti in Italia negli ultimi anni, a partire dal Superbonus 110%. Solo che, a differenza dei provvedimenti in vigore, il 'Superbonus 2.0' per adeguare le case italiane alle norme europee dovrà rivolgersi alla sola parte della popolazione che ne ha veramente bisogno per rendere la propria casa più efficiente dal punto di vista energetico. Mentre l'attuale piano di ristrutturazione ha coinvolto principalmente case indipendenti e ville, anche di proprietari che avrebbero potuto permettersi di pagare i lavori e hanno approfittato dello sconto fiscale, il prossimo progetto di sostegno pubblico dovrà concentrarsi su altre categorie. Proprietari di piccole case, di appartamenti in condominio e aree a basso reddito dovranno avere la precedenza per consentire alle norme Ue di raggiungere il loro doppio scopo: affrontare la povertà energetica e ridurre i consumi. 

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