Martedì, 16 Luglio 2024

Tommaso Lecca

Giornalista

Con i carri armati l'Ucraina mette un piede nella Nato

I carri armati occidentali promessi questa settimana all'Ucraina non solo aiuteranno Kiev a difendere il suo territorio e a riprendere città conquistate dalla Russia nei mesi scorsi. I mezzi militari pesanti sono anche un ulteriore passo verso l'adesione dell'Ucraina alla Nato. Il paradosso della guerra dichiarata da Mosca è che, proprio a causa dell'aggressione russa, l'alleanza atlantica sta progressivamente ribaltando la decisione presa nel 2008, quando diversi Stati membri (tutti europei) si opposero all'ingresso di Kiev sotto il cosiddetto 'ombrello euroatlantico'. Con il risultato che lo Stato in guerra sta facendo passi da gigante verso l'alleanza.

L'integrazione con gli eserciti Nato

"L'Ucraina oggi è più integrata nella Nato di qualsiasi altro Paese membro dell'alleanza", ha detto a Politico.com lo storico Serhii Plokhii, docente all'Università di Harvard. Questo perché "gli ucraini ora possono effettivamente usare tutte le armi prodotte da ogni grande Paese, mentre gli eserciti di ogni singolo Stato della Nato possono usare solo le loro armi", ha precisato l'accademico. Una linea che ricalca le parole di due settimane fa del ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov. "De facto, l'Ucraina come Paese e le sue forze armate sono diventate un membro della Nato. Perché abbiamo le armi" degli altri Paesi dell'alleanza "e la comprensione di come usarle", aveva detto l'esponente del governo di Kiev lo scorso 13 gennaio in un'intervista alla Bbc.

Gli ultimi impegni dell'Occidente

Da allora altri armamenti si sono aggiunti alla lunga lista degli aiuti militari piovuti sul Paese dall'inizio della guerra. Il braccio di ferro tutto interno alla Nato per convincere la Germania a mettere a disposizione i suoi carri armati Leopard 2 si è concluso nel modo più favorevole a Kiev. Non solo Berlino ha ceduto alle pressioni internazionali dando l'ok all'invio dei suoi mezzi, ma anche gli Stati Uniti hanno promesso la fornitura dei carri M-1 Abrams, il Regno Unito ha messo a disposizione i tank Challenger 2 e in Francia è in corso un dibattito per l'invio dei carri Leclerc. E l'Italia?

Il contributo italiano

Roma e Parigi sono vicine a trovare l'accordo per la fornitura di un mezzo di difesa aerea Samp/T all'Ucraina. Si tratta di un sistema missilistico terra-aria a media portata "idoneo a operare in nuovi scenari operativi, prioritariamente caratterizzati da driving factors quali ridotti tempi di reazione contro la minaccia aerea, elevata mobilità e possibilità di adeguare il dispositivo secondo tempi commisurati alla dinamicità della manovra", si legge sul sito dell'esercito. L'Italia ha in dotazione cinque batterie di questi sistemi. E mentre i Paesi della Nato definiscono i dettagli tecnici-operativi delle forniture di mezzi militari (che Mosca ha promesso di distruggere) il governo di Kiev ha già alzato la posta arrivando a chiedere l'invio di jet militari. 

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Il futuro di Kiev

"C'è un'alta probabilità è che l'Ucraina venga integrata nelle strutture occidentali" una volta che il conflitto sarà concluso, ha aggiunto lo storico Plokhii nell'intervista al giornale americano. "Non sappiamo quando finirà la guerra. Ma ci sono un paio di cose che sono già chiare", a partire dal fatto che "l'Ucraina rimarrà uno Stato indipendente. Ciò che rimane poco chiaro è ovviamente dove saranno i confini di quell'Ucraina indipendente", ha sottolineato l'accademico che vede un futuro nella Nato per il Paese impegnato nella guerra di difesa dall'invasione russa.

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