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Martedì, 31 Gennaio 2023
Il conflitto

Carri armati europei verso l'Ucraina: ecco quali Paesi hanno detto sì a Zelensky

Ok Ue ad altri 500 milioni di euro in armi. Ma Berlino ribadisce la sua linea: ok all'invio dei tank tedeschi solo da parte degli altri Stati Ue. Pressing da Polonia e baltici

L'accordo raggiunto a Bruxelles sulla nuova tranche di aiuti militari a Kiev ha nascosto solo in parte le divisioni tra i governi nazionali sull'invio di carri armati all'Ucraina. Nel corso della riunione di oggi tra i ministri degli Esteri si è raggiunta la quadra sul settimo pacchetto da 500 milioni di euro in sostegni all'esercito ucraino. Ma la Germania ha mantenuto ferma la sua posizione sull'invio di carri armati a Kiev: chi li vuole mandare è libero di farlo. Ma Berlino, almeno per il momento, non invierà i suoi tank. 

Un orientamento che ha deluso e irritato i partner europei più decisi nell'invio di forniture di mezzi pesanti all'esercito ucraino. "Certamente invieremo i carri armati indipendentemente dalle scelte di altri Paesi", è stato il commento del governo polacco che ha rimproverato Berlino per non aver adottato "una reazione più dinamica e determinata" alle richieste di Kiev, che insiste da settimane sulla necessità di avere maggiori armamenti per contrastare l'invasione russa. "Arrivati a questo punto - ha detto il ministro degli Esteri della Lettonia, Edgars Rinkevics - non penso ci siano buoni motivi per giustificare che i carri armati o i sistemi di difesa aerea non possano essere mandati all'Ucraina". "Per ripristinare la pace in Europa, ora dobbiamo offrire qualsiasi cosa possa servire all'Ucraina, inclusi i carri armati", ha aggiunto il ministro del Paese baltico che, assieme alla Polonia, è in prima linea nel sostegno militate a Kiev dall'inizio della guerra.

Tra gli esecutivi che si sono uniti alla linea dura contro Putin vi è anche quello finlandese, che ha garantito il suo sostegno all'invio di corazzati pesanti. "Abbiamo alcuni carri armati Leopard e abbiamo detto che saremo parte di questo impegno qualsiasi cosa voglia dire: può trattarsi di addestramento dei piloti, della fornitura di parti di ricambio o anche di un paio di carri armati", ha sottolineato il ministro degli Esteri di Helsinki, Pekka Haavisto. 

Si sono dimostrati invece più cauti i più grandi Paesi europei, a partire dall'Italia che "non fa parte del dibattito sull'invio di carri armati in Ucraina", ha tagliato corto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Se vogliamo aiutare l'Ucraina - ha commentato la ministra francese Catherine Colonna - non dobbiamo parlare unicamente della questione dei carri armati" perché "oggi le necessità di Kiev sono essenzialmente in materia di difesa antiaerea, di munizioni e manutenzioni dei mezzi che abbiamo consegnato". La Germania, infine, ha mantenuto la linea espressa negli ultimi giorni. "La ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock ha detto in Consiglio che la Germania non blocca l'invio di carri armati Leopard da parte di altri Stati", ha confermato al termine della riunione il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell. 

L'Alto rappresentante per la Politica estera Ue ha dunque espresso soddisfazione per la decisione che porta l'intero valore della European Peace Facility, ovvero lo strumento Ue di finanziamento militare a Kiev, a un totale di 3,6 miliardi di euro. Soldi che, se sommati agli altri aiuti economici e umanitari, portano l'intero sostegno europeo a quasi 50 miliardi di euro. "L'Ue è salita al primo posto nel sostegno all'Ucraina", ha rivendicato con orgoglio Borrell. Ma i carri armati che Volodymyr Zelensky sperava di veder arrivare dalla Germania, almeno per il momento, resteranno nei garage dell'esercito tedesco.

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