Carceri, Strasburgo condanna polizia italiana: “Calci e pugni lontano da telecamere”

Il Comitato anti-tortura, con un lungo rapporto sulla vita dietro le sbarre a Biella, Milano Opera, Saluzzo e Viterbo, chiede di abolire l’isolamento diurno per gli ergastolani, ritenuto “anacronistico”. Strutture fatiscenti, cibo scadente e maltrattamenti rilevati durante le ispezioni

Detenuti estratti dalla loro cella in seguito a un “evento critico”, al fine di “infliggere loro calci, pugni e colpi di manganello in luoghi non coperti da telecamere a circuito chiuso”. L’episodio di maltrattamento fisico riportato tra le pagine di un rapporto sulle carceri italiane, pubblicato oggi dal Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura, sarebbe avvenuto nell’istituto penitenziario di Viterbo a danno di alcuni detenuti, tra i quali ci sarebbe stato anche un sottoposto a regime 41-bis. Proprio sul regime del ‘carcere duro’ riservato ai condannati all’ergastolo si concentrano gli esperti di Strasburgo, che considerano “anacronistica” la misura dell’isolamento diurno che si raccomanda, senza mezzi termini, di “abolire”.

"Effetti dannosi" dell'isolamento diurno

Nel lungo rapporto - che si concentra sulle carceri di Biella, Milano Opera, Saluzzo e Viterbo - vengono criticate anche “varie forme di isolamento e di separazione dal resto della popolazione carceraria imposte ai detenuti, in ragione della durata indeterminata di tali provvedimenti e dell’assenza di procedure e garanzie relative alla loro applicazione e riesame”. Gli esperti in materia di regimi carcerari prendono tale posizione “alla luce degli effetti dannosi” che l’isolamento prolungato provoca “su detenuti che stavano generalmente intraprendendo un percorso positivo di risocializzazione”. 

Spazio vitale per i detenuti

Il Comitato anti-tortura riporta inoltre che la popolazione carceraria italiana totale “ha continuato ad aumentare in modo progressivo”. Con riferimento al problema del sovraffollamento carcerario, il Comitato invita le autorità italiane a “garantire che ogni detenuto disponga di almeno 4 m2 di spazio personale vitale nelle celle collettive e ad adoperarsi per promuovere maggiormente il ricorso a misure alternative alla detenzione”.

Strutture fatiscenti e cibo scadente

Sulle condizioni di detenzione, gli esperti hanno riscontrato “carenze materiali nelle carceri visitate, riguardanti essenzialmente i locali docce fatiscenti e insalubri, la struttura spartana ed austera dei cortili di passeggio e in alcuni casi la qualità scadente del cibo”. Con riferimento, invece, al regime penitenziario, “malgrado le disposizioni generose relative ai periodi giornalieri di permanenza fuori dalle celle previste dal sistema penitenziario italiano”, gli esperti di Strasburgo hanno constatato che “il personale penitenziario continua a fraintendere il concetto di sorveglianza dinamica”, che “richiede lo sviluppo di relazioni costruttive tra gli agenti di custodia e i detenuti, ponendo in risalto la nuova concezione del ruolo degli agenti penitenziari”. Questi ultimi continuano a svolgere, con il rammarico degli autori del rapporto, una funzione di “sorveglianti del mazzo di chiavi”.

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