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Poliziotti in assetto antisommossa in Francia

Poliziotti in assetto antisommossa in Francia

Fino a 5 anni di carcere per chi diffonde immagini negative della polizia, polemiche in Francia

Approvata in via definitiva la controversa legge sulla sicurezza voluta dal partito del presidente Macron. Esclusi dal nuovo reato i giornalisti, ma per gli attivisti per i diritti civili si tratta di una limitazione della libertà di manifestare

La legge sulla "sicurezza globale" è stata approvata in via definitiva dal Parlamento e con essa la contestata introduzione del reato di "provocazione all'identificazione" della polizia, che prevede fino a 5 anni di carcere per chi diffonde immagini negative degli agenti della forze dell'ordine. Ma in Francia la polemica non si placa: gli attivisti per i diritti civili contestano con forza la misura voluta dal presidente Emmanuel Macron (o meglio, dal suo partito). E annunciano nuove mobilitazioni dopo i duri scontri di qualche mese fa.

Divieto di foto

Chi contesta il nuovo reato accusa Macron di voler mettere a tacere il dissenso, consentendo alla polizia di poter reprimere con la violenza e in piena impunità le manifestazioni contro il governo. Tanto più dopo i recenti casi che hanno visto diversi poliziotti fare un uso della forza, considerato sproporzionato, contro i manifestanti. ll nuovo reato, presentato dalla République en Marche, partito del presidente, vieta di fatto la diffusione di immagini che consentano di identificare in modo negativo gli agenti. Le pene vanno dai 3 ai 5 anni di carcere, con ammende fino a 75mila euro. Rispetto alla proposta iniziale, sono esclusi da questo reato i giornalisti.

Droni e armi

La sinistra ha annunciato comunque che impugnerà il testo dinanzi alla Corte costituzionale. Mentre il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha difeso a spada tratta la misura e ha ricordato un recente fatto di cronaca, la diffusione delle foto con nomi e cognomi di alcuni poliziotti in diversi palazzi di Epinay-sur-Seine, a nord di Parigi. "La diffusione delle foto e dei dati personali di questi agenti di polizia è una vergogna", ha tuonato il ministro. 

Ma il nuovo reato non è l'unica parte della legge sulla sicurezza che ha suscitato polemiche. L'opposizione e la società civile contestano anche il via libera all'uso dei droni per vigilare sulle manifestazione pubbliche, considerato una violazione della privacy, e la possibilità per i poliziotti di poter portare con sé la propria arma anche quando si è fuori servizio.

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