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Photo source: pixabay.com

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La Brexit ferma anche la solidarietà, bloccati quintali di vestiti usati destinati ai bisognosi

Un'organizzazione inglese che raccoglie vestiti usati per distribuirli nell'Est Europa ha accumulato "una montagna" di merce da quando le autorità doganali hanno iniziato ad applicare le nuove norme sul commercio dal Regno Unito

Vestiti e scarpe di seconda mano raccolti nel Regno Unito e destinati ad aiutare le persone bisognose nell'Est Europa sono rimasti bloccati nel Paese recentemente diventato extra-Ue per effetto delle nuove regole post-Brexit. L’organizzazione colpita dallo stop alle esportazioni si chiama ECS Textiles e lavora nel nord-est dell’Inghilterra dove raccoglie non solo abiti, ma anche giocattoli e mobili da destinare alle persone che ne hanno bisogno. “I consumatori europei scartano circa 6 milioni di tonnellate di tessuto ogni anno e solo il 25% viene riciclato da enti di beneficenza e imprese industriali”, si legge sul sito dell’azienda di riciclo, che lavora con una rete di associazioni attive nel recupero e riutilizzo dei beni ancora in ottimo stato.

Una montagna di vestiti bloccati

Secondo quanto riporta la testata britannica The Guardian, le buone intenzioni sono recentemente andate a sbattere contro le nuove regole doganali entrate in vigore con l’uscita della Gran Bretagna dal mercato unico europeo. Da gennaio - con l’entrata in vigore dell’accordo sulla Brexit, raggiunto in extremis il 24 dicembre - le esportazioni verso l’Ue dallo stabilimento di ECS Textiles situato a North Shields, cittadina costiera non lontana da Newcastle, si sono bloccate a causa dei ritardi e del caos burocratico alle frontiere. “Una montagna di beni usati si sta accumulando”, denuncia il Guardian, che stima costi per “migliaia di sterline in donazioni perse ogni settimana”.

I dazi applicati alla Cina

L’organizzazione, precisa ancora la testata inglese, “normalmente spedisce via mare in Lettonia cinque container da 20 tonnellate ogni settimana, pieni di vestiti, giocattoli, mobili e oggetti usati per la rivendita nell'Europa orientale”. Ma ora le consegne si sono fermate da quando un container di ECS Textiles è rimasto bloccato nel porto lettone di Riga, dove gli operatori hanno scoperto che sulle merci esportate dal Regno Unito, anche se con scopi caritatevoli, viene ora minacciata l’applicazione di dazi d’importazione solitamente riservati agli articoli in arrivo dalla Cina.

L'inerzia di Londra

L’organizzazione, raggiunta dai giornalisti, ha affermato che il lavoro svolto per ordinare e classificare gli articoli che esporta dovrebbe consentire loro di qualificare la merce come britannica, dunque non soggetta ai dazi doganali in funzione dell’accordo sulla Brexit. E sebbene l'azienda abbia avuto il sostegno della Camera di commercio locale, i rappresentanti di ECS Textiles hanno affermato che il Governo britannico non ha fatto nulla per aiutarli ad ottenere un certificato di origine che permetta loro di continuare a commerciare con l’Ue. 

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