Calcioscommesse, più protezioni per i testimoni e stop a conflitti d'interesse

L’Italia ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione delle competizioni sportive. Ecco le misure che il governo si è impegnato ad adottare

Il premier Giuseppe Conte con Francesco Totti

Combattere l’illegalità che avvelena gare e partite, migliorando lo scambio di informazioni e la cooperazione internazionale tra autorità pubbliche, società sportive e operatori di scommesse. Entrerà in vigore a ottobre 2019 la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla manipolazione delle competizioni sportive. Si tratta di un vero e proprio trattato sul gioco pulito, già firmato da oltre trenta Stati membri del Consiglio (che, è sempre bene ricordarlo, non ha niente a che fare con l’Unione europea), ma finora ratificato solo da Norvegia, Polonia, Repubblica di Moldova, Svizzera e Ucraina.

Gioco sporco

Con questo passo l’Italia entra nel club internazionale degli Stati che lottano per la legalità sportiva. “Anche lo sport è suscettibile di scandali e un numero crescente di questi è legato alle partite truccate”,  si legge nel fascicolo esplicativo della Convenzione. Si evidenzia infatti che “la manipolazione delle competizioni sportive ha assunto proporzioni preoccupanti dall'inizio del nuovo millennio”.

“La maggiore commercializzazione dello sport - prosegue il rapporto - e l'ampia copertura mediatica che gli è stata data hanno portato ad un aumento delle quote economiche coinvolte nel raggiungimento di determinati risultati sportivi”. Un fenomeno che “a sua volta ha incoraggiato lo sviluppo di nuove attività, sia legali che illecite”. 

“Nonostante i grandi sforzi delle organizzazioni sportive, e in particolare del movimento olimpico, per promuovere la buona gestione, il movimento sportivo non è immune da pratiche corrotte”. Allo stesso tempo, si precisa che “la crescita del mercato delle scommesse sportive dovuta a miglioramenti tecnologici e allo sviluppo di determinate attività ha creato un nuovo ambiente in cui chiunque può avere un interesse finanziario personale e diretto sull’andamento o sul risultato di una determinata competizione”.

Il Consiglio d’Europa conferma in questo modo il proprio impegno sul fronte sportivo, dopo le precedenti iniziative per proteggere il gioco pulito. Le convenzioni anti-doping degli anni ’80 ne sono un esempio, quando l’abuso di sostanze chimiche per l’illecito sportivo rischiavano di minare per sempre la credibilità delle competizioni. 

“La manipolazione delle competizioni sportive - continua il rapporto del Consiglio - pone una sfida allo Stato di diritto perché è legata alla frode, alla criminalità organizzata e alla corruzione”. Tale attività illecita “rappresenta una minaccia per il futuro dello sport come pratica sociale, culturale, economica e politica che viene messa in discussione ogni volta che vengono sollevati dubbi sulla sua integrità e sui suoi valori”. 

Le misure da adottare

Con la ratifica del trattato sul gioco pulito, l’Italia si impegna a “prevenire conflitti di interesse tra gli operatori delle scommesse sportive e gli organizzatori”, ma anche a “incoraggiare le autorità di controllo delle scommesse sportive a lottare contro la frode, limitando o sospendendo, se necessario, la possibilità di effettuare scommesse sportive”.

I Paesi che aderiscono alla Convenzione dovranno inoltre “lottare contro le scommesse sportive illecite, consentendo la chiusura o la limitazione dell’accesso agli operatori coinvolti e il blocco dei flussi finanziari tra questi ultimi e i consumatori”.

“Alle organizzazioni sportive e agli organizzatori delle competizioni - si precisa - viene inoltre chiesto di adottare e implementare regole più rigide per combattere la corruzione, sanzioni e misure disciplinari e dissuasive appropriate in caso di violazioni, nonché principi di buona governance”. 

Si prevedono infine “garanzie per informatori e testimoni”, una misura frutto dei passi avanti fatti anche nell’Ue sulla protezione dei testimoni di illeciti che scelgono la strada della trasparenza.

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