Domenica, 25 Luglio 2021
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Figlia di due madri resta senza cittadinanza. Ue: "Bulgaria la riconosca, diritti vengono prima di famiglia tradizionale"

Sofia non consente il matrimonio omosessuale e quindi non vuole rilasciare un documento d'identità alla piccola nata in Spagna grazie all'inseminazione artificiale. Per l'avvocato della Corte europea, però, va rispettata la libertà di movimento sancita dai Trattati

Foto archivio Ansa EPA/ANDREJ CUKIC

È nata in Spagna grazie all'inseminazione artificiale fatta da una donna sposata a un'altra donna. La piccola però non può avere la cittadinanza spagnola in quanto le due madri sono una bulgara e un'altra britannica, di Gibilterra. La bambina è quindi apolide perché la legge britannica non consente alla madre di Gibilterra di trasmettere la sua cittadinanza britannica ai figli nati in un Paese terzo. Allo stesso modo Sofia non vuole concederle quella bulgara, visto che lo Stato non permette il matrimonio omosessuale e non riconosce quello celebrato all'estero.

Il caso

L'intricato caso burocratico è arrivato alla Corte di giustizia europea con l'avvocato generale che ha chiesto alla Bulgaria di consentire almeno alla bambina di avere un documento che le permetta quantomeno di spostarsi tra gli Stati membri, perché se è vero che uno "Stato può invocare (...) la propria identità nazionale e la propria nozione di famiglia tradizionale per rifiutare il riconoscimento di tale vincolo di parentela", è anche vero che "uno Stato membro deve riconoscere la filiazione ai fini dell’esercizio dei diritti conferiti ai cittadini" dell'Ue dal diritto europeo. In sostanza, il diritto alla libertà di movimento sancita dall'Ue viene prima della difesa della famiglia tradizionale da parte del diritto bulgaro.

Trovare un equilibrio

Le autorità di Sofia hanno insistito sul fatto che, secondo la legge nazionale, il certificato di nascita della bambina non può includere come genitore due persone dello stesso sesso e dovrebbe elencare solo la madre biologica, ma questa non è riconosciuta dai documenti emessi in Spagna, dove la coppia vive ed è residente. In un parere non vincolante, visto che l'ultima parola resta al giudice che ancora deve esprimersi, l'avvocato generale della Corte di giustizia europea Juliane Kokott ha raccomandato di "trovare un equilibrio tra l'identità nazionale degli Stati membri e il diritto alla libertà di movimento del bambino e dei suoi genitori". Kokott ha affermato che anche se la Bulgaria può giustificare il suo rifiuto di riconoscere la genitorialità del bambino dalla sua legislazione nazionale, deve comunque “rilasciarle un documento di identità o un documento di viaggio”, allo scopo di “consentire alla bambina di viaggiare con ciascuno dei suoi genitori individualmente".

Il certificato di nascita

Ma un certificato di nascita è un prerequisito per il rilascio di qualsiasi documento di identità in Bulgaria, quindi Kokott ha aggiunto che "un rifiuto di emetterlo comprometterebbe quindi l'effettivo esercizio del diritto del bambino alla libertà di movimento". “La Bulgaria non può quindi rifiutare il riconoscimento della filiazione ai fini dell’applicazione del diritto derivato dell’Unione relativo alla libera circolazione dei cittadini con la motivazione che il diritto bulgaro non prevede né l’istituzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, né la maternità della moglie della madre biologica di un bambino”, si legge nel parere. "La Bulgaria deve riconoscere il legame parentale tra la bambina e le sue due madri", ha chiesto l'avvocato della madre bulgara, Denitsa Lyubenova, promettendo di “continuare a fare pressione fino a quando ciò non accadrà”. La donna al momento ha deciso di non lasciare la Spagna per tornare nel suo Paese, perché ha paura che poi non le venga più permesso di tornare in Spagna insieme alla bambina.

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