Sabato, 16 Ottobre 2021
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Il Recovery plan di Draghi arriva a Bruxelles, ma ora scatta l’esame Ue. E non sarà una formalità

L’Italia ha inviato alla Commissione il documento di ripresa e resilienza nell’ultimo giorno a disposizione degli Stati per avere il primi fondi a luglio. Nei prossimi mesi, le istituzioni europee diranno la loro sulla proposta

Giusto in tempo. Il Governo italiano ha presentato nella tarda serata di ieri il suo piano nazionale di ripresa e resilienza che, se approvato, spalancherà le porte del Belpaese a poco più 190 miliardi di euro in arrivo dall’Unione europea da investire nella rinascita economica post-Covid. Il tweet di questa mattina della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, la quale ha annunciato l’arrivo del piano a Bruxelles, è stato accolto da tanti osservatori con un sospiro di sollievo. 

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Rispettata la scadenza

La crisi di Governo e le difficoltà nel mettere d’accordo tutti i partiti della nuova maggioranza rischiavano infatti di far slittare la presentazione ufficiale oltre il 30 aprile, ovvero dopo la scadenza entro la quale gli Stati che vogliono ricevere il prefinanziamento a luglio dovevano presentare la loro proposta. L’anticipo dei fondi Ue per l’Italia, tra prestiti e sussidi, ammonta a circa 25 miliardi. Ma il percorso per ricevere le risorse non si conclude con la presentazione del piano di ripresa, e ora Bruxelles avrà in totale tre mesi di tempo per esaminare e valutare il piano.

Il piano italiano

Secondo quanto ha reso noto la Commissione europea, l'Italia ha richiesto un totale di 191,5 miliardi di euro, di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti. La cifra corrisponde all’importo totale a disposizione del Belpaese per la ripresa. “Il piano italiano - si legge in un comunicato dell’esecutivo Ue - è strutturato intorno a sei aree: 1. digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 2. rivoluzione verde e transizione ecologica; 3. infrastrutture per la mobilità sostenibile; 4. istruzione e ricerca; 5. coesione e inclusione; 6. salute. I progetti del piano coprono l'intera durata del programma di ripresa europea, fino al 2026.

Inizia una nuova trattativa

"Nelle prossime settimane tradurremo i piani di ripresa in atti legali”, ha annunciato pochi giorni fa Ursula von der Leyen nel corso di un videomessaggio, col quale la presidente della Commissione ha fatto il punto sul Recovery Fund. Quello della cosiddetta traduzione in atti legali potrebbe sembrare un dettaglio di poco conto per i non addetti ai lavori. Invece, si tratta di uno dei passaggi fondamentali del percorso di ripresa Ue. La cosiddetta traduzione del piano di ripresa e resilienza italiano in un atto legale, così come quella relativa ai piani degli altri Paesi Ue che hanno chiesto i fondi, sarà un procedimento necessario per standardizzare i vari documenti che saranno, naturalmente, diversi tra loro. Fonti di Bruxelles garantiscono che in questa fase, legalmente parlando, ci sarà ancora spazio per le modifiche ai dettagli del piano. Di qui una nuova trattativa che si aprirà lunedì, quando i funzionari dell’esecutivo Ue inizieranno a esaminare il piano.

I criteri di valutazione del piano

La Commissione ha due mesi di tempo per verificare la conformità del piano italiano agli undici criteri di pertinenza, efficacia, efficienza e coerenza all'impianto generale del Next Generation Eu. Sono tutti contenuti all'articolo 19 del Regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, ovvero il piano di sussidi e prestiti destinati agli Stati membri. Secondo il terzo criterio, ad esempio, la Commissione dovrà valutare se il piano “è in grado di contribuire efficacemente a rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica, sociale e istituzionale dello Stato membro”. Il quarto parametro prevede invece che il piano sia “in grado di assicurare che nessuna misura per l'attuazione delle riforme e dei progetti di investimento in esso inclusa arrechi un danno significativo agli obiettivi ambientali”. Si tratta del principio 'do no significant harm', non arrecare un danno significativo all'ambiente, sul quale si prepara una lunga analisi dei punti caldi dei piani di rilancio economico scritti dai Governi che chiedono i fondi. 

L'iter: dalla Commissione al Consiglio

Il settimo criterio mira a garantire “un impatto duraturo” delle misure, mentre il decimo serve a proteggere il bilancio dell'Unione da “corruzione, frode e conflitti di interessi nell'utilizzo dei fondi”, capaci di minare non solo l'efficienza dell'intervento, ma l'intera azione comune Ue per riprendersi assieme dalla crisi. Al temine del lavoro di valutazione e traduzione del piano in un atto legale, il Collegio dei commissari europei approverà una proposta di decisione di esecuzione del Consiglio. La palla passerà quindi al Consiglio Ue, che avrà un altro mese di tempo per esprimersi.

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