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Il paradosso di Bruxelles: boom di contagi, ma elimina l'obbligo delle mascherine all'aperto

Per il Centro europeo per il controllo delle malattie, il Belgio è una zona rossa al pari di Spagna e Francia. Ma la premier decide di allentare le restrizioni e di ridurre a 7 i giorni di quarantena per i potenziali contagiati

La decisione degli esperti dell'Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, di far rientrare il Paese nella lista delle zone rosse, ossia quelle con il più alto tasso di contagi da Covid-19 in Europa, non sembra aver preoccupato i leader politici belgi. E così, nel giorno in cui ci si attendevano misure più restrittive per contenere il rischio di una seconda ondata, in particolare nella capitale, il governo di Bruxelles ha pensato bene di fare esattamente l'opposto: niente più obbligo all'uso delle mascherine all'aperto e riduzione del periodo di quarantena per i potenziali contagiati da 14 a 7 giorni. Una mossa che ricorda da vicino quella fatta pochi giorni fa dalla Francia. 

"Oggi siamo in una fase chiamata 'gestione del rischio': come possiamo tornare alla situazione più normale possibile pur avendo il coronavirus tra noi? Alcune regole saranno allentate, altre rimarranno in vigore", ha spiegato la premier pro-tempore Sophie Wilmès. Parole che non sono proprio in linea con la tendenza al rialzo dei contagi: stando agli ultimi dati, la media di nuovi casi quotidiani ha superato quota 120 ogni 100.000 abitanti. In Ue, solo la Spagna (310), la Repubblica Ceca (207), la Francia (192) e il Lussemburgo (157) hanno tassi di infezione peggiori del Belgio. Tanto che l'Ecdc, come dicevamo, ha inserito il Paese tra quelli a rischio.

Ma per il governo, se da un lato continua a "consigliare" il rispetto delle cinque "regole d'oro (lavarsi le mani regolarmente, favorire le attività all'aperto, proteggere le persone vulnerabili, mantenere una distanza di un metro e mezzo, indossare la maschera al supermercato e nei luoghi pubblici al chiuso), dall'altro valuta sia giunto il momento di rilassare alcune restrizioni. “La pandemia non è passata, il virus è ancora qui, ma la vita deve continuare in modo appropriato per cercare di tenere sotto controllo questa epidemia", ha spiegato la premier. Da qui la decisione di eliminare dal 1 ottobre l'obbligo dell'uso della mascherina all'aperto, tranne nei luoghi in cui le distanze di sicurezza non possono essere rispettate o in luoghi estremamente trafficati, determinati dalle autorità locali. In secondo luogo, sul modello francese, riduzione della quarantena a 7 giorni. Infine, se prima non si poteva avere uno "stretto contatto" con più di 5 persone alla volta, adesso la "bolla" è stata elevata a un massimo di 10 persone in un evento privato. Per gli eventi pubblici, il limite è di 200 persone all'interno e 400 all'aperto, con eccezioni come alcuni eventi sportivi.

Dunque, meno restrizioni e più controlli sono la nuova strategia belga. Peccato che sui controlli il Paese patisca qualche ritardo: non esiste ancora un'app funzionante di tracciamento e sui test non sono mancati disservizi e carenze. A partire dai 6 milioni di euro che lo Stato è stato costretto a versare a una società privata per un appalto prima concesso e poi ritirato in tutta fretta: la società ha vinto il ricorso presso la giustizia belga, ma i test non verranno mai utilizzati. Secondo il board di esperti del governo di Bruxelles, infatti, questi test sono del tutto inutili.  

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