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Sabato, 24 Febbraio 2024
Lo scandalo mazzette dal Qatar / Qatar

Bruxelles sotto accusa per l'influenza delle lobby straniere

Al momento solo gli incontri con i rappresentanti delle industrie devono essere pubblici, ma non quelli con i diplomatici. Il Parlamento si appresta a una stretta sulle sue regole interne

Lo scandalo corruzione che ha travolto il Parlamento europeo ha messo più che mai al centro del dibattito la questione della mancanza di una sufficiente trasparenza nei rapporti con le lobby. L'Assemblea comunitaria da accusatrice si è trovata adesso sul banco degli imputati. Da anni conduce battaglie per rendere le regole più severe, accusando la Commissione e soprattutto il Consiglio di voler ostacolare ogni tipo di riforma. E ora si trova al centro della bufera e si scopre che quella più permeabile alle influenze esterne potrebbe essere proprio l'unica istituzione direttamente eletta dai cittadini, quella che maggiormente dovrebbe rappresentare la democrazia europea.

Prima della plenaria che inizierà oggi a Strasburgo, la presidente Roberta Metsola incontrerà i capi dei gruppi politici del Parlamento e in Aula parlerà di quello che ormai si definisce "l'elefante nella stanza", cioè la corruzione, un tema che purtroppo si teme non riguardi solo le persone coinvolte al momento nello scandalo delle mazzette da Qatar e Marocco. Scandalo che con ogni probabilità è soltanto destinato ad allargarsi.

Ieri la magistratura ha deciso di convalidare il fermo di quattro delle persone arrestate venerdì scorso: l'ex deputato Antonio Panzeri, il suo ex assistente (e attuale assistente di Andrea Cozzolino), Francesco Giorgi, il segretario generale della ong No Peace Without Justice, Niccolò Figà-Talamanc e la vicepresidente dell'Aula Eva Kaili. Quest'ultima, trovata con ingenti somme di denaro contante nella casa in cui vive con il suo compagno Giorgi, è stata già sospesa dal suo gruppo politico, quello socialista, ed espulsa dal suo partito nazionale, il Pasok. Con ogni probabilità ora l'Aula la priverà del tutto del suo incarico. Per farlo servirà prima il via libera della Conferenza dei presidenti, che dovrebbe riunirsi domani, e poi un voto in Aula con una maggioranza dei due terzi.

E il dibattito sarà infuocato in Plenaria non solo nel condannare quanto accaduto, ma anche perché si chiederà sicuramente di approvare al più presto regole più stringenti per fermare le influenze esterne. Al momento a differenza dei rappresentanti di aziende, i diplomatici non sono tenuti a segnalare i loro contatti con i funzionari dell'Unione europea nel registro di trasparenza delle lobby, un aspetto che ora sarà certamente modificato. "Non è che credo che ci siano altri" che prendono soldi per fare lobby per conto di Stati esteri, ma "ne sono convinto", in quanto "per troppo tempo le élite europee si sono lasciate corrompere", ha detto senza giri di parole Raphael Glucksmann, membro francese del gruppo S&D, quello che è finito nell'occhio del ciclone.

I liberali di Renew, la Sinistra e i Verdi chiedono anche la creazione di un comitato etico per tutte le istituzioni europee, sul modello della Haute Autorité pour la transparence de la vie publique (Alta Autorità per la trasparenza della vita pubblica) francese, e in Aula saranno sicuramente i più inferociti. Proprio nel marzo scorso l'Assemblea comunitaria aveva approvato una risoluzione per condannare le ingerenze straniere, puntando il dito quasi esclusivamente contro Russia e Cina, e citando il Qatar e l'Arabia Saudita ad esempio solo in un "considerando", cosa che ora sembra quasi una barzelletta.

La realtà è che a quanto pare sono specialmente i Paesi del Golfo quelli che, con i soldi del petrolio, avrebbero fatto attività di lobby in maniera più pesante negli ultimi anni. Il testo era stato messo a punto dalla commissione speciale sulle Ingerenze straniere e la disinformazione (Inge), che ora dovrebbe essere incaricata di una inchiesta sullo scandalo. Ma ristabilire la credibilità dell'istituzione non sarà un compito facile.

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