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Martedì, 7 Febbraio 2023
Il caso / Belgio

Cosa c'è dietro gli scontri a Bruxelles dei tifosi marocchini

Dopo la vittoria ai Mondiali, una decina di persone ha vandalizzato auto e monopattini. Episodi simili anche in Olanda. Sotto accusa la comunità straniera, ma il problema non è l'immigrazione

Decine di monopattini e due auto date alle fiamme, spari e lanci di bottiglie di vetro, oltre dieci persone arrestate. È il bollettino degli scontri avvenuti a Bruxelles tra un gruppo di tifosi marocchini e la polizia in occasione della partita tra Belgio e Marocco ai Mondiali di calcio in Qatar. Altri episodi di vandalismo si sono registrati a Liegi, sempre in Belgio, ma anche in diverse città olandesi. Una festa finita male, è stato il commento più o meno unanime dei giornali non solo locali, ma anche del resto del globo. E sui social (e non solo), c'è chi ha puntato il dito contro il presunto fallimento del modello multiculturale di Bruxelles. Ma come stanno realmente le cose?

La festa che non si è vista

Una premessa è d'obbligo: a Bruxelles la festa dei tifosi marocchini è stata per lo più un carosello gioioso di auto e bandiere che ha attraversato tutta la città, senza problemi particolari di ordine pubblico, se non per il traffico. Nulla di diverso da quello che si vede in una città italiana dopo una vittoria importante della Nazionale o anche di una squadra di club (pensiamo al successo in Conference league della Roma quest'anno). Il motivo di tanto entusiamo è dettato senza dubbio dall'orgoglio per le proprie radici di una comunità, quella marocchina, che a Bruxelles rappresenta quasi il 19 per cento della popolazione, una percentuale che sale al 28 tra la popolazione under 18. Nel 2021, il nome più usato per i nuovi nati nella capitale europea è stato Mohamed. 

La comunità marocchina, come le tante comunità straniere del Belgio, compresa quella italiana, hanno fatto negli anni la fortuna del calcio belga. E il pallone è stato, dall'altro lato della medaglia, lo strumento forse più visibile di mobilità sociale per le fasce più povere della popolazione, ma non l'unico. Restando sul Marocco, oggi ben due ministri del governo centrale sono di origine marocchina, tanto per fare un esempio. Ma marocchini si trovano in posizioni di successo in tanti settori della società, soprattutto nel commercio. Anche per questo, si è spesso parlato di un multiculturalismo belga funzionante, e la Nazionale di calcio dei vari Fellaini, Lukaku e Witsel ne è stata il simbolo. Almeno fino al 22 marzo 2016.

Il modello che si è rotto

In quella data, una serie di attacchi terroristici colpì la capitale europea. E le indagini portarono alla ribalta il ruolo dei fondamentalisti all'interno della comunità musulmana, in particolare quella marocchina. Il quartiere di Molenbeek divenne l'opposto di quello che rappresentava la Nazionale di calcio: un simbolo del fallimento del multiculturalismo. Da allora, il dibattito politico è stato sempre più divisivo, con l'estrema destra a soffiare sul fuoco. E la comunità marocchina si è sentita sempre più straniera: lo dimostra la scelta fatta da Selim Amallah, protagonista ieri della vittoria sul Belgio, Paese in cui è nato e che ha rappresentato nelle formazioni giovanili. Prima di scegliere la bandiera dello Stato dei suoi genitori. Non è l'unico: dell'11 titolari ieri, ben 7 giocatori sono nati fuori dal Marocco.

Questa rivendicazioni delle origini può anche essere letta in chiave romantica, se non fosse che si lega a problemi ben più complessi. Il primo è sociale: la mobilità da una classe all'altra in Belgio, tra le più alte al mondo secondo le statistiche, sembra essersi rotta per i figli dei migranti nati o cresciuti fin da piccoli nel Paese: uno studio della Banca nazionale belga, ha avvertito che rispetto a chi nasce da genitori belgi, coloro che nascono da immigrati del Nord Africa hanno un tasso di occupazione inferiore di 23 punti. Quelli nati da genitori europei, italiani compresi, fanno registrare un tasso di occupazione inferiore appena di 5 punti.

Mafia e controllo del territorio

Se si pensa che un cittadino di Bruxelles su tre sotto i 18 anni è di origine marocchina, si può comprendere il disagio che sta bollendo nella società. Succede in Belgio, ma anche in Olanda. E come accade ovunque, anche ai nostri lidi, il disagio si lega alla criminalità: nel quadrilatero tra Anversa, Rotterdam, Bruxelles e Amsterdam in questi anni, mentre polizia e autorità giudiziaria erano impegnati a contrastare il terrorismo, si è sviluppata e consolidata la cosiddetta Mocro Maffia, organizzazione composta in particolare (ma non solo) da criminali di origine marocchina che ha preso il controllo delle piazze della droga, in un mercato, soprattutto della cocaina, che vede la 'Ndrangheta nel ruolo di player del commercio internazionale: se i 'calabresi' gestiscono l'import dal Sud America, i marocchini si occupano dello smercio sul campo.

Come sappiamo bene in Italia, il controllo della droga comporta anche quello del territorio in cui si opera, con connivenze con mondo imprenditoriale e politica (e anche con la polizia, come scoperto di recente in Belgio). Succede così che tra le fila dei "picciotti" assoldati dalla mafia ci sia chi cavalchi il malcontento sociale a proprio vantaggio: lo si è visto in queste settimane proprio a Bruxelles, dove la protesta pacifica dei residenti delle periferie più povere contro il piano di potenziamento della mobilità sostenibile (più strade chiuse al traffico, limite di 30 km orari, etc) è diventata l'occasione per un gruppo di "teste calde" per portare avanti atti di vandalismo. Non è forse un caso che negli scontri di ieri a Bruxelles, tra l'altro iniziati prima della fine dell'incontro, i violenti abbiano preso di mira monopattini elettrici e auto dei servizi di mobilità condivisa.

Non ci sono evidenze che dietro questi episodi ci sia la criminalità organizzata. Di sicuro, i "guastafeste" sono dei criminali. Ma sono poche decine, a fronte di una comunità, quella marocchina, che ieri si è riunita nelle case di parenti e amici per guardare una partita, e che ha gioito pacificamente per la storica vittoria della Nazionale. Tra loro, migliaia di bambini e ragazzini, un pezzo del futuro di Bruxelles. Raccontare quanto accaduto in centro, come ha fatto buona parte della stampa belga e internazionale, enfatizzando gli scontri e limitandosi a sottolineare l'appartenenza straniera, anziché legarlo al grave problema interno di criminalità (non solo straniera), è fare un torto soprattutto alle future generazioni di belgi ed europei con genitori marocchini.     

       

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