L'ultima spiaggia della Brexit: "Regno Unito fuori dall'Ue se resta nell'unione doganale"

Niente frontiere, ma anche nessuna possibilità di incidere sulle regole del gioco. L'ipotesi di un'uscita "soft" prende quota. Ma saprebbe di beffa

Restare nell'unione doganale, ma senza poter decidere sulle regole del gioco. E' questo il paradosso dietro l'ultima ipotesi che circola in queste ore a Westminster per consentire al Regno Unito di uscire dall'Ue, ma evitando i rischi e i contraccolpi economici e sociali di una Brexit senza accordo con Bruxelles. Questa ipotesi, dicono fonti vicine al tavolo dei negoziati raccolte dal Guardian, consentirebbe ai 27 Stati membri di ratificare l'intesa il prossimo 10 aprile, dando il tempo a Londra di fare i bagagli entro il 22 maggio, ultimo giorno utile. Ma tutto dipende dal Parlamento britannico, che questa sera voterà tale soluzione e le altre 7 già votate (e bocciate) lunedi' scorso. 

A favore di questa ipotesi c'è il fatto che, quando una soluzione simile è stata messa ai voti a Westminster lo scorso lunedi', i deputati contrari erano appena 8 in più rispetto ai favorevoli. Ma due partiti pro-Ue, gli scozzesi dello SNP e i liberaldemocratici, si erano astenuti. In quell'occasione, ha detto oggi Guy Verhofstadt, capo negoziatore del Parlamento europeo sulla Brexit, "c'era quasi una maggioranza a favore di un'unione doganale con l'Ue". Se le cose cambieranno, ossia se alla fine questa ipotesi dovesse venrie approvata, "l'Ue è pronta a rinegoziare" l'accordo. 

Ma la disponibilità di Bruxelles potrebbe non bastare. Il primo problema riguarda l'orgoglio dei fautori della Brexit: restare nell'unione doganale eviterebbe il ritorno delle frontiere (risolvendo il nodo del confine irlandese), ma al contempo lascerebbe aperta la porta alla libera circolazione delle persone (ossia all'immigrazione), una delle battaglie principali di chi si è battutto per l'uscita dall'Ue. Inoltre, come dicevamo, l'unione doganale vive di regole, che si modificano nel tempo, e su cui il Regno Unito, una volta uscito, non avrebbe più diritto di parola.

Ecco perché alcuni ministri pro-Brexit hanno minacciato dimissioni in caso la premier Theresa May accettasse questo scenario "soft". Ma è anche vero che la situazione all'interno della maggioranza si sta evolvendo. Significative le parole del capogruppo dei Tory a Westminster, Julian Smith, che alla Bbc ha sottolineato come "l'aritmetica parlamentare" suggerisca "un qualche tipo di Brexit più soft" rispetto all'accordo May. 

Resta da vedere anche come si comporteranno i laburisti, che di fondo non sono contrari all'unione doganale, ma vorrebbero che il Regno Unito avesse la possibilità di incidere sulle regole. Una concessione che difficilmente Bruxelles potrebbe fare in pochi giorni. "Gli accordi commerciali dell'Ue sono accordi misti, ci sono le opinioni degli Stati membri, la Commissione europea e la voce del Parlamento europeo", ha spiegato un funzionario Ue al Guardina. "Cosa puo' fare un Paese terzo? Non tanto". E' proprio questo aspetto che potrebbe spingere il laburista Jeremy Corbyn a forzare la mano in Parlamento, facendo naufragare anche l'ultima spiaggia per un accordo con l'Ue. E costringere il governo a dimettersi e a indiri elezioni anticipate. 

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