"No a trattamenti speciali per Londra", linea dura del Parlamento Ue sulla Brexit

Ripartono i negoziati per le relazioni future, ma ci sono diversi scogli per il raggiungimento di un accordo, dai diritti di pesca alle condizioni di concorrenza nel mercato

Boris Johnson - foto Ansa Andrew Parsons/n10 Downing street

Con la Brexit il Regno Unito diventerà a tutti gli effetti un Paese terzo con il quale bisogna negoziare un accordo di libero scambio, e la sua precedente appartenenza all'Unione europea non gli dà alcun diritto ad ottenere un trattamento speciale di sorta.

Nessun privilegio

Il Parlamento europeo sceglie la linea dura in risposta alle critiche fatte dal negoziatore britannico, David Frost, che la settimana scorsa aveva parlato di “richieste senza precedenti” da parte dell'Ue durante le trattative sulle nuove relazioni tra Londra e Bruxelles. Come riporta il Guardian in un documento interno dell'Assemblea comunitaria, che non ha un coinvolgimento diretto nelle trattative ma che comunque dovrà approvare qualsiasi accordo verrà raggiunto, si afferma chiaramente che l'Unione europea "non è legalmente obbligata a concedere al Regno Unito i diritti o le preferenze commerciali concordati con altri Paesi terzi negli Accordi di libero scambio del passato", ma anzi Bruxelles ha tutto "il diritto di proporre gli impegni che sono nel suo interesse”. Insomma bocce ferme e si riparte da zero.

I negoziati

Oggi inizierà la quarta tornata dei negoziati in videoconferenza sulle future relazioni Unione e Gran Bretagna con un focus su pesca, "condizioni di parità per una concorrenza aperta ed equa" e la "governance" di come i nuovi accordi saranno strutturati e applicati legalmente.

La proroga dei tempi

Ma i progressi al momento, a causa anche della pandemia di coronavirus, procedono molto lentamente, ragion per cui tanti chiedono che il governo di Boris Johnson, entro il termine ultimo del 31 giugno, chieda un prolungamento del periodo di transizione che altrimenti scadrà il prossimo 31 dicembre. Il sindaco di Londra Sadiq Khan, ha esortato a "mettere da parte l'ideologia politica" e cercare un'estensione dei negoziati per evitare ulteriori potenziali danni all'economia. "L'ultima cosa di cui il Paese ha bisogno mentre cerca di trovare una via d'uscita dalla devastazione provocata dal coronavirus è più caos e incertezza", ha scritto il politico laburista in una lettera al governo. Ma il tema è delicato e il leader del partito, Keir Starmer, pure sembra contrario all'ipotesi per non inimicarsi la classe lavoratrice inglese. E per lo stesso motivo Johnson è determinato a restare fedele allo slogan del Get Brexit done, e di procedere con i tempi prefissati, costi quel che costi.

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Questioni spinose

Ma ci sono questioni che sembrano troppo spinose per essere risolte in tempo, e si teme che si arrivi nel 2021 con un No Deal. Michel Barnier, capo negoziatore dell'Ue, ha dichiarato al Sunday Times questo fine settimana che i colloqui potrebbero interrompersi se Londra non cambierà la sua posizione, in particolare sulla questione del regime di "parità di condizioni" che Bruxelles vuole per l'accordo commerciale. Il francese ha invitato le controparti a "ad essere pienamente in linea” con l'accordo politico sottoscritto da Johnson a ottobre mettendo in guardia sulla possibilità di "ripercussioni" se le parti non dovessero raggiungere un accordo e che potrebbero creare non pochi danni a entrambi perché si dovranno "aggiungere alle conseguenze già molto gravi della crisi del coronavirus".

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