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© European Union 2017 - Source : EP.

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Brexit, scatta la corsa ai seggi vuoti del Parlamento Ue. Ma Tusk frena: "Meglio risparmiare"

Con l'uscita del Regno Unito, a Strasburgo ci saranno 73 deputati in meno. I partiti chiedono di riassegnarne almeno 21. Il presidente del Consiglio europeo propone di lasciarli tutti vacanti

Con l'uscita del Regno Unito quasi alle porte, il divorzio avverrà ufficialmente il 19 marzo 2019, si pone il problema di cosa fare dei seggi vacanti che verranno lasciati dagli eurodeputati britannici. Al momento, sui 751 complessivi, ai sudditi di sua Maestà ne spettano 73. Intervenendo nell'Aula di Strasburgo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha proposto di lasciare vacanti quei posti, in un'ottica di risparmio. “La soluzione più naturale sarebbe quella di adottare una regola semplice: meno Paesi meno deputati”, ha detto Tusk annunciando un Vertice Ue specifico per discutere della faccenda a febbraio. Per Tusk eliminare quei seggi “non solo è pragmatico e logico, ma è anche quanto si aspetterebbe l'opinione pubblica”, sempre più attenta ai costi della politica.

Le richieste dei deputati

L'intervento non è piaciuto però agli eurodeputati, che sulla materia hanno il compito (e il potere) di proporre la nuova ripartizione, ripartizione che poi dovrà essere approvata di concerto con i capi di Stato e di governo che potranno emendare la proposta dell'Aula. Il capogruppo socialista, Gianni Pittella, ha fatto a Tusk una “affettuosa raccomandazione” chiedendo che il Consiglio “si interessi meno di come è composto Parlamento”, perché i deputati “non accettano” da questa istituzione “suggerimenti perché il Parlamento non dice al Consiglio come deve essere formato”. “Per quanto riguarda la formazione del Parlamento, decide il Parlamento stesso, non il Consiglio”, gli ha fatto eco il leader dei liberali Guy Verhofstadt specificando che la proposta che verrà dall'Assemblea comunitaria “includerà una riduzione del numero dei deputati” e chiedendo di “non riaprire il discorso sullo ‘spitzenkandidaten’”, il candidato unico dei partiti europei alla carica di presidente della Commissione, perché “non accetteremo che si metta fine a questo successo”.

Il Parlamento sta già discutendo una proposta per la nuova ripartizione dei seggi, che dovrebbe essere votato in commissione Affari costituzionali a novembre e in Plenaria a dicembre. La riforma prevederebbe di portare il numero dei deputati a 699 più il presidente, allo scopo di lasciare “un margine di manovra sufficiente per tener conto di eventuali futuri allargamenti dell'Ue e dei deputati eletti in una circoscrizione elettorale comune”, ovvero attraverso liste transnazionali.

All'Italia tre seggi in più

Ci sarebbero quindi 52 parlamentari in meno e 21 posti da dividere tra gli Stati membri. Tra questi tre verrebbero dati all'Italia, che passerebbe da 73 a 76 deputati, quattro a Francia e Spagna che passerebbero rispettivamente da 74 a 78 e da 54 a 58. La Germania resterebbe invece a 96, che è il limite massimo imposto dai trattati.

La nuova ripartizione, si legge nella proposta dell'Aula, rispetterebbe “il rapporto tra la popolazione e il numero dei seggi di ciascuno Stato membro” facendo in modo che “ciascun deputato al Parlamento europeo di uno Stato membro più popolato rappresenti più cittadini di ciascun deputato di uno Stato membro meno popolato e che, viceversa, nessuno Stato membro meno popolato abbia più seggi di uno Stato membro più popolato”. Altri seggi potrebbero comunque essere assegnati (potenzialmente anche ad italiani), attraverso liste transnazionali, una soluzione su cui il nostro Paese spinge con forza. L'idea è che un cittadino spagnolo potrebbe votare ad esempio, oltre ai suoi deputati nazionali, anche altri da scegliere tra gli altri 26 Paesi membri.

Se si pensasse invece davvero di rinunciare ai 73 seggi britannici, dal punto di vista dei risparmi per l'Unione europea si deve considerare che tra stipendio, diaria e spese per i propri assistenti un eurodeputato “costa” circa 30mila euro al mese al massimo (ma anche meno). Questo vuol dire che con 73 eurodeputati mancanti si risparmierebbero all'incirca 130milioni di euro in cinque anni. Una cifra onestamente irrisoria se confrontata con l'intero bilancio dell'Unione europea.

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