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Matteo Salvini e Nigel Farage in un selfie nell'ultimo giorno da eurodeputato del leader del Carroccio

Matteo Salvini e Nigel Farage in un selfie nell'ultimo giorno da eurodeputato del leader del Carroccio

“Brexit, il favore di Salvini a Farage: stop al rinvio e uscita immediata dall’Ue”

Secondo l’eurodeputato Elmar Brok, considerato uno dei consiglieri più stretti della cancelliera tedesca Angela Merkel, l’Italia potrebbe opporsi alla richiesta di Londra di spostare la data di ritiro al 1 giugno

Nel caos della Brexit potrebbe nei prossimi giorni insinuarsi la “scheggia impazzita” dell’Italia. La richiesta di Londra, che intende spostare la data di uscita dall’Ue dal 29 marzo al 1 giugno per trovare un’intesa con Bruxelles che accontenti tutti e che eviti i danni economici derivanti da un ritiro senza accordo, potrebbe venire infatti bloccata dal governo gialloverde. O almeno è questa la voce che circola nelle cancellerie europee e che è stata rilanciata pubblicamente da Elmar Brok, eurodeputato tedesco, da sempre considerato l’uomo di fiducia di Angela Merkel al Parlamento Ue. 

Il favore di Salvini

La mossa dell’Italia potrebbe arrivare a “porte chiuse”, ossia nel corso del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue che inizierà giovedi’ a Bruxelles e che vedrà i leader discutere e votare la proposta britannica di un rinvio breve. Secondo Brok, sarebbe un “favore” che Matteo Salvini vuole rendere a Nigel Farage e in generale ai brexiter duri e puri. Ma forse anche a se stesso.

Il motivo starebbe tutto nel “rischio” di una partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee del 23 maggio. La Commissione Ue, infatti, avrebbe avvertito i governi che se la Brexit avverrà, come richiesto da Londra, l’1 giugno, ossia dopo il voto, si potrebbe creare un vulnus giuridico non da poco. Se i britannici dovessero richiedere un’ulteriore proroga o addirittura revocare l’Articolo 50 dei trattati europei, ossia revocare la Brexit, l’attività del Parlamento Ue verrebbe bloccata, dal momento che si ritroverebbe a legiferare senza la partecipazione degli eurodeputati eletti di un Paese membro (in questo caso quelli del Regno Unito). “Tutti gli atti dell'Unione adottati con la partecipazione di un Parlamento composto in modo irregolare sarebbero aperti a ricorsi legali, il che metterebbe seriamente a rischio la sicurezza delle relazioni giuridiche nell'Unione, su vasta scala”, si legge in un documento della Commissione visionato da Politico.

Il nodo elezioni

A quel punto, si dovrebbe trovare una soluzione che, anche nelle migliori delle ipotesi, bloccherebbe il processo legislativo e le nomine della nuova Commissione (ma anche della Bce) per diversi mesi. Come evitare questo possibile caos? Le strade, scrive Politico, sono due: o il Regno Unito anticipa la nuova data di uscita al 23 maggio, ossia prima dell’esito del voto, oppure partecipa alle elezioni. 
Una partecipazione britannica alle europee modificherebbe non poco il panorama di alleanze ed equilibri politici che si sta delineando a livello Ue e che vede proprio il leader della Lega tra i più attivi.

Senza il Regno Unito, infatti, i due gruppi politici che perderebbero il grosso dei seggi sarebbero i conservatori dell’Ecr e i socialdemocrati del S&D. L’Ecr, in particolare, è stato retto finora dai Tories britannici, ma con la Brexit, lo scettro passerebbe al PiS, il partito attualmente al governo della Polonia. Lo stesso partito con cui Salvini sta cercando di stringere un’alleanza per creare una sorta di “gamba sovranista” nell’ipotetica nuova maggioranza Ue di centrodestra (Ppe, Ecr e Enf, il gruppo del Carroccio). 

Le mire sovraniste

Se Londra dovesse fare inversione a U e partecipare alle elezioni europee, le mire di Salvini verrebbero stoppate dal ritorno dei Tories, poco propensi ad aperture ulteriori a destra. Oltre al fatto che i socialisti avrebbero numeri migliori per riproporre al Ppe la storica “grande coalizione” che da lustri regge il potere nell’Ue. 

Paradossalmente, ma non tanto, in questa seconda ipotesi a festeggiare potrebbero essere i 5 stelle, che ritroverebbero al Parlamento gli attuali alleati (Farage e/o l’Ukip). Un ritorno più che gradito viste le difficoltà del M5s a raggiungere i numeri necessari per formare un gruppo dopo il 23 maggio. 

A questo punto, cosa farà il premier Giuseppe Conte al prossimo vertice Ue? Difficile dirlo oggi. Anche perché il governo italiano non sarebbe l’unico a valutare l’idea di respingere la proroga richiesta dal Regno Unito. La Brexit è sempre più una partita a scacchi. Il problema è che il tempo stringe.   
    

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