Brexit, la sconfitta del 97enne "italiano”: Corte Ue dice no alla richiesta di fermare i negoziati

Da soldato, aveva contribuito a liberare Roma dai nazisti. Oggi vive ad Ascoli. E' lui il primo firmatario del ricorso di alcuni cittadini britannici residenti in altri Stati Ue che avevano chiesto di annullare il processo di uscita per paura di perdere i loro diritti 

Un’ennesima sconfitta per i britannici che non vogliono abbandonare l’Unione europea. La Corte di giustizia dell’Ue ha dato torto a tredici cittadini inglesi che speravano di bloccare i negoziati sulla Brexit. I ricorrenti lamentavano che gli fosse stato negato il diritto di voto in occasione del referendum che il 23 giugno 2016 decretò l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea con una maggioranza anti-Ue del 51,9%. La decisione di avviare i negoziati per sganciarsi dalle istituzioni comunitarie, a detta della Corte Ue, non produce effetti diretti nella situazione giuridica degli inglesi “expat”, che vivono in altri Stati del Vecchio Continente. 

I britannici europeisti sostengono di essere stati trattati come “cittadini di serie B”. Gli inglesi residenti all’estero da oltre 15 anni non potevano partecipare al voto, come previsto dalle norme del Regno Unito. 

La storia di Shindler

Harry Shindler, primo firmatario dei ricorso alla Corte Ue, ha 97 anni e vive in provincia di Ascoli Piceno. Reduce della seconda guerra mondiale, contribuì a liberare Roma dall’occupazione tedesca nel 1944. “Shindler ha lottato per la libertà e l’Europa”, ha dichiarato all’agenzia Bloomberg Julien Fouchet, l’avvocato francese incaricato di perorare la causa di fronte ai giudici di Lussemburgo. “Non gli è stato permesso di votare e lo trovo semplicemente scioccante”, ha concluso il legale. 

Eppure la Corte di giustizia della Ue ha respinto il ricorso in quanto “irricevibile”, dal momento che l’avvio dei negoziati sulla Brexit “non produce effetti giuridici vincolanti idonei ad incidere sugli interessi dei ricorrenti”. In altre parole, per il momento non cambia nulla per gli expat britannici, che non possono dunque lamentare la negazione del diritto di voto su una decisione che non incide su di loro. 

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Le paure degli expat britannici

La sentenza arriva all’indomani dell’accordo tra Governo britannico e Consiglio europeo sull’uscita del Regno Unito dal club dei 28 Paesi Ue, destinati a diventare 27 nei prossimi mesi. La definizione più specifica dei rapporti tra Londra e Bruxelles potrebbe in futuro mettere a repentaglio i diritti degli expat inglesi che vivono in Europa. I contenziosi tra cittadini e Governo di Westminster sarebbero, in questo caso, solo agli inizi. 

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