Sabato, 16 Ottobre 2021
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Con la Brexit per molti musicisti britannici addio ai tour in Ue: Londra ci ha abbandonato

Più di cento artisti tra cui Ed Sheeran, Sting e Elton John hanno accusato il governo britannico di aver reso la vita impossibile soprattutto ai giovani emergenti e chiedono un visto speciale altrimenti molti dovranno rinunciare a suonare in Europa

La Brexit darà un duro colpo al mondo della musica britannica con gli artisti, soprattutto quelli emergenti, che avranno difficoltà ad andare in tour in Europa in quanto Londra e Bruxelles non sono riuscite a raggiungere un accordo specifico per il settore. Il malcontento si stava accumulando da tempo e oggi un gruppo di oltre 100 artisti ha usato le pagine del Times per denunciare di essere stati “vergognosamente abbandonati” dal governo di Boris Johnson.

L'appello

“L'accordo concluso con l'Ue ha un buco nel quale dovrebbe trovarsi la promessa libera circolazione per i musicisti: tutti gli artisti in un tour musicale europeo ora avranno bisogno di costosi permessi di lavoro e una montagna di documenti per la loro attrezzatura”, scrivono i firmatari sottolineando che “i costi extra renderanno impraticabili molti tour, soprattutto per i giovani musicisti emergenti che stanno già lottando per restare a galla a causa del divieto di musica dal vivo dovuto alla pandemia di Covid-19”. A sottoscrivere l'appello alcuni dei più grandi artisti britannici della vecchia e della nuova generazione. Tra loro ci sono Sting, Elton John, Bob Geldof, Brian May dei Queen, Robert Plant dei Led Zeppelin, Peter Gabriel, Liam Gallagher ed Ed Sheeran.

Il passaporto per i musicisti

Secondo le nuove regole gli artisti e il personale avranno bisogno di visti separati per ogni Paese e di permessi di 350 sterline per strumenti musicali e altre attrezzature. Gli autotrasportatori che trasportano attrezzature di scena potranno andare solo in tre città. In questo modo i costi saliranno e l'organizzazione sarà molto più difficile, e se le grandi star dovrebbero riuscire a farcela comunque, grazie alla forza delle case discografiche che li appoggiano, gli artisti underground avranno non poche difficoltà ad emergere. L'Unione dei musicisti (MU) ha chiesto la creazione di un "passaporto dei musicisti" che duri almeno due anni, dai costi ridotti o nulli, che comprenda tutti gli Stati membri dell'Ue e che possa essere usato anche dai membri dello staff degli artisti, dai tecnici e da tutto il personale necessario per portare a termine un tour. Una petizione di change.org a sostegno dell'idea ha raggiunto 115.000 firme.

Le responsabilità

Sul mancato accordo per il settore musicale all'interno dei negoziati per la Brexit, Londra e Bruxelles si rimbalzano le responsabilità. La settimana scorsa il Segretario di Stato britanico alla Cultura, Oliver Dowden, ha sostenuto che l'Ue avrebbe "ripetutamente" rifiutato la proposta del governo per un "accordo reciprocamente vantaggioso che avrebbe consentito agli artisti di continuare a lavorare ed esibirsi in tutto il continente senza il necessità di permessi di lavoro ”. Ma secondo quanto rivelato dall'Independent, e sostenuto anche da funzionari comunitari, sarebbe stato il Regno Unito a rigettare l'offerta europea che prevedeva la possibilità per gli artisti per 90 giorni non solo di girare per tutta Europa, ma anche di non dover richiedere permessi speciali per contratti di lavoro legati al tour. Una rivelazione accolta con rabbia dal cantante dei Radiohead, Tom York, che ha accusato Jonson di essere “senza spina dorsale”.

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