Brexit, May si mostra sicura: “Siamo pronti anche a un non accordo”

Il laburista Corbyn contro la premier: “I Tories dicevano che i negoziati sarebbero stati facili, ora ognuno salta alla gola dell'altro”. Bruxelles: “Sulle questioni finanziarie non ci sono progressi sufficienti”

La premier britannica May con il presidente del Consiglio Ue Tusk / European Council

"C'è una nuova dinamica positiva nei negoziati sulla Brexit", se ne è detta sicura la premier britannica Theresa May intervenendo alla Camera dei Comuni e mostrandosi ottimista sul fatto che si possa raggiungere un accordo tra Londra e Bruxelles. La premier ha detto ai deputati che sono stati raggiunti "veri e tangibili risultati" nei negoziati, ma ha aggiunto che il suo governo deve prepararsi "ad ogni eventualità", anche a quella meno auspicabile di un non accordo.

"Raggiungere una partnership richiederà leadership e flessibilità, non solo da parte nostra ma anche da parte dei nostri amici, le 27 nazioni dell'Ue", ha affermato la premier britannica, secondo cui "mentre guardiamo alla prossima tappa, la palla è nel campo dell'Ue". "Sono ottimista sul fatto che riceveremo una risposta positiva", ha aggiunto la May, secondo la quale i futuri rapporti con l'Ue non dovranno ricalcare nessun modello esistente come quello ad esempio della Norvegia, che non è un Paese membro ma fa parte del Mercato unico, o come quello raggiunto per il libero scambio con il Canada, il Ceta. Servono, ha detto May, soluzioni "creative" ritagliate "unicamente" per Londra.

Le critiche di Corbyn

“È sconvolgente che dopo otto mesi dall'attivazione dell'articolo 50 e 16 mesi dopo il referendum, il governo abbia fatto così pochi progressi" nel negoziato, ha attaccato il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, replicando al discorso di May alla Camera dei Comuni. "L'accordo commerciale sarebbe dovuto essere il più facile della storia umana ma la realtà adesso comincia a mordere”, ha continuato Corbyn sottolineando le divisioni nel campo dei Tories. “Abbiamo un governo in cui ognuno sta saltando alla gola dell'altro. La metà dei deputati conservatori vuole che Boris Johnson venga licenziato, l'altra metà chiede il licenziamento di Philip Hammond. Ma milioni di persone dipendono dall'esito di questo negoziato", ha affermato il laburista.

Ue: accordo ancora lontano

Proprio oggi a Bruxelles è iniziato il quinto round di negoziati sulla Brexit che durerà fino a giovedì e a cui il responsabile della Brexit britannico, David Davis, non ha partecipato per essere in Aula con May. L'Ue si augura di fare "alcuni progressi", ma un accordo è ancora lontano sui diritti dei cittadini e gli obblighi finanziari che il Regno Unito deve onorare dopo l'uscita dall'Unione, ha spiegato una fonte comunitaria. Sui contenuti delle discussioni, "speriamo di fare alcuni progressi, ma non ci saranno progressi sufficienti sull'accordo finanziario e sui diritti dei cittadini", ha continuato la fonte spiegando che questa settimana sugli obblighi finanziari, "non ci saranno negoziati, ma solo discussioni tecniche".
"C'è una chiara sequenza" nei colloqui sulla Brexit "e finora non è stata trovata alcuna soluzione sulla fase successiva, che è il processo di divorzio", ha affermato il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, nel corso di un briefing a Bruxelles. "Quindi la palla è interamente nella campo della Gran Bretagna", ha aggiunto Schinas.  

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