"Torneremo in Europa", la promessa dell'eurodeputato britannico nato in Somalia

Magid (Verdi) lascia lo scranno a Bruxelles e prepara l’uscita del suo libro, “un manifesto per il vero cambiamento”. Poi rassicura: “La lotta per un Regno Unito migliore non si ferma per un referendum o un’elezione”

È un giorno amaro per Magid Magid, così come per gli altri europarlamentari britannici (almeno quelli europeisti) che hanno trascorso i loro ultimi sei mesi da cittadini europei all’interno dell’unica istituzione Ue direttamente eletta dai popoli. Fatti gli scatoloni, il parlamentare trentenne ecologista si è recato nella sala di meditazione dell’Eurocamera, uno spazio “neutro” che permette a chi vuole pregare di isolarsi dai corridoi della politica per ritrovarsi con le altre persone della stessa fede. Assieme agli altri musulmani che lavorano al Parlamento europeo, Magid ha partecipato alla preghiera del venerdì. “Prima non c’era, anche perché negli uffici di lavoro la religione è un tabù. Allora abbiamo preso l’iniziativa e si sono unite le tante persone di religione islamica che lavorano al Parlamento nella sicurezza, nelle pulizie ma anche ai piani alti”, spiega il politico britannico nato in Somalia.  

La libertà "data per scontata"

A soli cinque anni, dopo che la sua famiglia è scappata dalla guerra civile somala, ha trascorso sei mesi in un campo profughi in Etiopia, prima di ricevere l’asilo politico dal Regno Unito. Oggi si rammarica per i timori sulla libertà di movimento nell'Europa post-Brexit. “Ieri sera un ragazzo inglese mi raccontava di quanto suo padre e suo nonno apprezzassero la libertà di oggi di viaggiare, lavorare e innamorarsi in tutta Europa - sottolinea - ma è qualcosa che oggi diamo per scontato”.

Tornare nell'Ue 

A causa della Brexit, la sua attività parlamentare è morta sul nascere. “È sicuramente triste - dice con rammarico nel suo ultimo giorno all’Eurocamera - perché è stata un’esperienza magnifica”. “Ho imparato tanto - prosegue Magid - e penso che qualunque cosa accada avremo bisogno di mantenere una relazione molto forte perché c’è un interesse reciproco”. “La lotta per un’Europa e un Regno Unito migliore non si ferma di certo con un referendum o un’elezione”, sottolinea in maniera convinta. “Dobbiamo continuare a lottare - promette - e magari un giorno rientreremo nell’Unione europea”. Poi ci scherza su: “Forse avrò la barba grigia, ma torneremo”.

Il Regno (dis)Unito

L’opposizione europeista appare però troppo schiacciata dai numeri delle ultime elezioni britanniche, che hanno incoronato come unico vincitore l’anti-Ue Boris Johnson e il suo Partito conservatore. In tanti scommettono, invece, su una possibile ribellione dei due popoli che hanno contrastato di più la Brexit: gli scozzesi e gli irlandesi del Nord. Se questi ultimi non hanno mai fatto mistero di voler abbandonare il Regno dei Windsor per unirsi alla Repubblica d’Irlanda, gli scozzesi hanno votato contro l’indipendenza nel 2014, per poi pentirsene amaramente all’indomani del voto di due anni dopo sulla Brexit. 

“La Scozia appare più unita di prima e vuole abbandonare il Regno Unito”, riflette Magid, “e, onestamente, non li biasimo”. “Siamo però arrivati a un punto della storia britannica dove prevalgono le divisioni e abbiamo veramente bisogno di cercare la nostra anima per lottare nelle battaglie nelle quali crediamo”, spiega con prudenza. “Per essere sincero, non ho la minima idea di come andranno le cose”, conclude sul tema del futura balcanizzazione del Regno Unito. 

Il manifesto di Magid

Magid oggi è un punto di riferimento per tanti giovani europei e si prepara all’uscita del suo libro “The Art of Disruption: A Manifesto For Real Change” (L’arte della rottura: Un manifesto per il vero cambiamento), in libreria dal 14 maggio. È salito alla ribalta delle cronache quando, da sindaco di Sheffield, definì il presidente americano Donald Trump un “uomo-spazzatura”, proibendogli l’accesso alla città inglese. 

Nella sua breve esperienza da eurodeputato, Magid si è fatto conoscere per gli appassionati discorsi in Aula contro le destre e in difesa delle minoranze, migranti in primis. Ma anche per il look non-standardizzato, contraddistinto dall’immancabile cappello giallo, spesso accompagnato da bermuda, camicioni militari e anfibi in pelle. 

L'esperienza in Parlamento

“Il solo fatto di stare in questo posto dove si parlano tante lingue è una cosa bellissima”, dice con riferimento alla breve esperienza da europarlamentare. Si dice ottimista anche sul funzionamento della macchina legislativa Ue: “Funziona. Io rappresento lo Yorkshire (contea nell’Inghilterra settentrionale, ndr), ma la legislazione di cui mi sono occupato riguarda tutti gli europei”. “È molto bello avere un luogo come questo dove tutti assieme si discute dei temi di interesse generale”, sostiene. 

"Siamo ancora in Europa"

A chi mette in dubbio la compatibilità degli inglesi con il progetto europeo, Magid risponde con convinzione: “Il Regno Unito ha contribuito tanto, e non solo in Parlamento e nelle istituzioni europee”. “Sono convinto che continueremo ad avere una relazione forte e, per dirla tutta, non abbiamo altra scelta”. “Siamo ancora parte d’Europa e questo non cambierà”, conclude.

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